stars - the northstars – the north
da tempo pensavo che a loro mi legasse un affetto di lunga data e niente più. il bene che vuoi a un’amica che frequentavi tanto qualche anno fa, ma che ora incroci di rado. riconosci la faccia e le espressioni, noti una ruga che non c’era. c’è distanza. poi una sera ti ritrovi a farci le chiacchiere a lungo, sorridi, ti senti a tuo agio. nel 2012 ho incontrato di nuovo gli stars. sorrido, sculetto. che bel dischetto pop, di nuovo.

band of horses - mirage rockband of horses – mirage rock
ormai con loro siamo nel classicume classicone e da loro non mi aspetto più che un disco mi smuova sentimenti al primo ascolto. però non è mai successo che un disco dei band of horses mi smuovesse cose al primo ascolto. è quell’americana che ho bisogno di far crescere con gli ascolti, fino a quando entra nelle orecchie e me la canticchio senza rendermene conto. un po’ più country folk e meno easy listening da FM americana, stavolta. io l’ho accolto bene, per via dell’abitudine a suoni che trovo sempre confortanti. innocui, però. ho idea che rimarrà il mio easy listening, senza investimenti emotivi.
e poi c’è questo pezzo che suona come gli america dei tempi d’oro. much love.

grizzly bear - shieldsgrizzly bear – shields
non sono andata a cercare recensioni su questo disco dei grizzly bear, ma ho una mezza certezza: questo disco a me che sono una persona dai gusti semplici piace molto, quindi non piacerà così tanto agli estimatori dei grizzly bear innovatori. è un disco che ha più canzoni che ti entrano in testa e lì rimangono che piripiri sdlengsdleng. evviva il pop che evolve dello sdatadang sperimentale e diventa fischiettabile.

the xx coexistthe xx – coexist
lo sto riascoltando adesso (non lo ascoltavo da qualche giorno) perché non ricordavo davvero cosa ne pensassi. ora ho capito perché: che lo ascolti o non lo ascolti non mi cambia tanto. non è un brutto disco e io non sono affatto persona da stroncature o giudizi netti, in tutti i campi della vita. però credo di aver sviluppato una sottile discreta insofferenza verso la loro indolenza. è un disco che un po’ mi piace e un po’ mi annoia.

the liars - wixiwliars – wixiw
poi ci sarebbe un disco che è uscito da mesi, ma ho ascoltato per la prima volta l’altroieri.
io dei liars ricordo due cose: che anni fa li ascoltavo, che mi piacevano. su come suonassero i liars anni fa invece ho un grande boh, ma non credo proprio suonassero come questo disco. non è un caso che non abbia degnato di considerazione questo disco quando è uscito. erano andati a finire fuori dal mio orizzonte di interesse e cercando sul web ho scoperto – a memoria – che l’ultimo disco che gli ho ascoltato è del 2006.
ma settembre è un mese che mi mette in crisi. mi piace, settembre, per motivi climatici e insieme emotivi (mettere il giacchino di pelle in scooter, ricominciare. anche se ricominciare non significa un cazzo. è una questione tutta psicologica e umorale, via). non mi piace, settembre, perché la vita in città ricomincia troppo lentamente. là fuori non c’è niente e inizio a fare il conto alla rovescia rispetto ad eventi, concerti, cose che mi rimettano in contatto col mondo. sono sola, a settembre. soffro un po’. guardo avanti, segno date. il 27 ottobre i liars vengono a suonare a bologna, ascoltiamo sto disco, via.
e il disco mi ha colpito, ma devo essere più superficiale della superficialità sui dischi là sopra, perché finora gli ho dato due ascolti e mezzo. è un disco elettronico e io non me li ricordavo così elettronici i liars (ma può essere che facessero quella cosa che in quegli anni tutti chiamavano punk-funk?). è radioheadiano come potevano esserlo i radiohead di kid a/amnesiac. però pesca ancora nel 1982, o giù di lì. è cupissimo. forse tra un paio di ascolti mi passa, ma adesso ho voglia di ascoltarlo ancora e ancora.

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