ciao fra,
spero mi perdonerai se scrivo un post pubblico in risposta a una mail privata.
è da un po’ che vorrei scrivere. è una cosa che farei sempre, se solo riuscissi a farlo sempre. non riesco.
il fatto è che a me piace scrivere di musica e di fatti miei, insieme. di musica scrivono in tanti, pure troppi. sui fatti miei tante volte mi sento fragile, non abbastanza corazzata per scriverne.

comunque. tu mi scrivi perché ci vogliamo bene e ci vogliamo tanto bene sulla musica, anche. su questo nuovo disco di cat power ho collezionato sms, mail, google chat, messaggi privati su facebook. “collezionato” per dire. amiche, amici. poche persone a cui ho passato un link di download. tra me, quelle amiche e quegli amici chan marshall la vorremmo: sposare/fidanzare/abbracciare/tenere. tenere qua per sempre nelle orecchie.

fra, mi dici che al quarto ascolto del disco ti trovi un po’ d’accordo con la recensione cattivella. io però vorrei attaccarmi alla mail che mi hai scritto subito subito dopo. quella in cui dici che ami chan marshall come fosse tu’ sorella.
preferisco davvero partire da qui. non perché (ma anche perché) quella recensione è brutta, scritta male, poco dedicata, superficiale. non amorevole.
a sun ho dato dieci-dodici di ascolti, da lunedì a venerdì. che significa che lo ascolto 2-3 volte al giorno da lunedì. non vuol dir niente. ci sono dischi che ascolto in loop per dieci giorni, mi pare di ascoltarli davvero a lungo, poi li dimentico. succede spesso.
ora sto facendo la pausa del weekend, per vedere come suona dopo due giorni di pausa. me lo suono lo stesso tutto in testa.

ma quanti sono i dischi che ascoltiamo senza infilarci dentro il nostro emotivo, il vissuto, la nostra povera storia, il malessere del momento e quello di una vita? (esistono i dischi leggeri, certo. ma qui non sto parlando di quelli).
sto comunque parlando di pop, non di musica colta. e pure lì non credo ci sia un approccio da ingegnere da parte di tutti (prima o poi conoscerò un ingegnere che mi dirà “smettila con questo luogo comune”. certo, sarebbe meglio scoprire sorpresa che una persona con la quale condivido cose emotive è un ingegnere).

ci sono gli esordi, certo. ma quando un esordio ti fulmina cerchi (cerco) comunque l’intorno. cosa dicono i testi, da dove vieni, chi sei, qual è la tua storia, cosa mi stai a dire.

sun mi ha commosso subito. perché chi è cat power lo so. a cat power ho consumato i dischi. dal vivo ho visto soltanto quattro live. al primo avrei voluto prenderla a sberle, scuoterle la testa frangettata e dirle “ripijati, chan, dai”. ma non mi interessa presentare il mio cv di amore per cat power.

quella recensione è brutta perché ha un approccio da ingegnere. chan marshall ha un talento immenso ed è pazza. ma io non sono amica sua. come te e tutti noi leggo quello che ne scrivono, non so affatto come sta davvero.

sun mi dà il magone e le emozioni. mi dà le emozioni anche per via del magone.
chan marshall fa un disco di cose sue dopo sei anni. ci sono dei pezzi nel disco che mi spezzano, altri che mi fanno pensare “sì, chan. perfetto così. accarezzami ancora così”. io non mi voglio fidanzare con chan, come vorrebbero vittoria e laura. io però la vorrei sempre avere qui accanto vicino dentro strusciante a cantarmi per sempre.

sun mi smuove assai perché siamo stratificati assai. perché non si tratta mai soltanto dell’oggetto-musica quando l’ascolti. nel momento stesso in cui l’ascolti smette di essere un oggetto dalle qualità intrinseche. diventa tua, ci metti tanto di tuo.

e, per contestare una recensione che si autodefinisce acerba ma io trovo soprattutto arida dico che sì, chan usa l’autotune, ma lo fa per dire fuck mee-ee-eee-eiieiiee. e 3 6 9 (che cita una famosissima canzone popolare e l’ho scoperto da sola guglando disperatamente i testi di un disco che non è ancora uscito) è truzza e passata di moda in quanto suona anni novanta, ma proprio in quanto così tanto passata di moda riesce a fare due volte il giro e risultare spettacolare, per me.
e da quando in qua il numero di accordi usati in un pezzo ne misura la grandezza? parlo di nothin but time, ovviamente. per associazione di iggysmi ricordo al giovane recensore (spero sia molto giovane) che i wanna be your dog è fatta di tre note. tre.

chan marshall ha fatto un disco di canzoni sue. lo ha fatto da sola, lo ha suonato tutto lei. e io non posso, proprio non posso, prescindere dal solito castelletto che ci costruisco attorno e pensare che ha fatto un disco della madonna. anche se su quei sintetizzatori ha pigiato dei tasti alla cazzo (per sua stessa ammissione, più o meno), anche se non sa certo suonare la batteria, anche se jukebox era suonato da una band di musicisti strabravi (ma che noia al mio terzo live del tour di jukebox, quando tutto era così a posto). anche se l’unica canzone che davvero mi sbrindella è cherokee, quella che sbrindellerà tutti.

come te amo soprattutto cherokee, manhattan, ruin. ma ho imparato ad amare anche 3 6 9 e peace and love e nothin but time e sun, con tutti i loro piccoli e grandi difetti. e li amo perché cat power ha fatto un disco, tutto da sola, coraggiosa.
e io un disco di pezzi originali da cat power neanche me l’aspettavo più. pensavo fosse fottuta, andata del tutto, chan. pensavo fosse uscita dalle tipiche dipendenze rockenroll ed entrata in scientology/diet coke/yoga/terapie orientaliste/cazzo-ne-so. dipendenze meno divertenti, ma dipendenze.
io di questo disco non sono felice. da questo disco sono commossa, per quello che io vedo di chan marshall. che rimane una donna fragile, paZa, bipolare, psicotica, alcolista. anch’io le voglio bene come a una sorella e un po’ di più. sorrido dei suoi commenti e didascalie CAPS LOCK su facebook, twitter o instagram, ogni volta la abbraccio con un sorriso. la ascolto e temo per lei. voglio il meglio per lei, ma anche per me. e questo disco si avvicina al meglio che chan marshall può fare per me, ora.

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