musicalmente non è successo granché e qui non ho sempre voglia di raccontare i fatti miei. che poi di fatti ce ne sono pochi, parlo più di umori che di fatti, qui.
un fatto brutto è successo, sì. è morta la gatta. ma tanto quelle poche persone che passano di qua lo sanno già, ché mi leggono anche di là e di là.
non ho pianto di pianto disperato, mai. ho sparso lacrime, ma non singhiozzi. una cosa mi perseguita ancora oggi (oltre alla sua voce, i suoi rumori, i suoi rantoli, che continuo a sentire nei vari momenti casalinghi della giornata): quando porti la gatta dal veterinario e scegli di sopprimerla (i veterinari non decidono mai per te, ti lasciano la scelta. nel caso, dopo, ti dicono “hai fatto la scelta migliore”) stai compiendo un assassinio. non lo sto dicendo con rimorso, perché lo so che ho fatto la scelta migliore, ma quando porti la gatta moribonda dal veterinario la gatta si sveglia, ulula, soffia, ringhia. su quel tavolo cleo era sveglia e io ho scelto di farla morire in quel momento. perché non c’era altra scelta. finito il trauma del dottore non avrebbe ripreso a mangiare, pisciare. non avrebbe smesso di sanguinare. sarebbe tornata a morire. la vecchia nonnina malata aveva fatto la svolta, come è successo ai nostri nonni morti in un letto. scheletrino rognoso e puzzone, dolcissima cleopatra la bella. ci vediamo nei sogni e nelle foto, ok?


musicalmente è successo che ho visto colapesce in concerto. l’acustica del covo fa storicamente cagarone e il concerto ha zoppicato per un po’, soprattutto sulle cose più intimiste, con quella sua voce così fragile. potente potente, quando la band sparava. non un bellissimo concerto, insomma. ma il giorno dopo mi ricantavo in testa tutto il disco.

poi (anzi, prima di tutto ciò) mi sono abbattuta e rincartocciata, ché un “no” mi ha spento tutta la primavera di anima (stamina?) e corpo. poi però è morta cleo e il lutto non è amico dell’ormonella, né della primavera. e però primavera è e il lutto è praticamente elaborato (era vecchia. era malata. lo sapevo da un pezzo che quel momento sarebbe arrivato. dio, che razionale di merda che sono) e la primavera fa ormonella (e antistaminico, anche). quindi niente, sto lì. non riesco a spostare i pensieri da lì. razionale su tante cose, idiota su molte altre.

poi una cosa carina. sono andata a vedere una mostra da elastico e solo leggendo le biografie delle autrici mi sono resa conto che giulia sagramola altro non è (era) che milk and mint. sono andata a dirle che nell’era geologica dei blog, quando i blog erano qualcosa, ci leggevamo e commentavamo reciprocamente. il neurone ugo ha anche un ricordo vago vaghissimo di una sua storia in cui in qualche modo citava delay decay attack. ma questo non gliel’ho detto. magari ugo sbagliava, boh.

poi sono diventata amica di cat power su facebook. ve la consiglio, è paZa e scrive solo in caps lock. la seguo anche su instagram e ora conosco un pezzo della sua camera da letto. mi son fatta l’idea che chan si è un po’ rincoglionita e perde tempo sull’internèt come tutti noialtri mortali messi male, piuttosto che far uscire ‘sto disco che tutti aspettiamo con ammore e speranza che non muore.

poi ho passato un bellissimo weekend bolognese con le giovani(ssimissssssime) amiche from alba, piemonte che avevo conosciuto a capodanno. super relax e super polleggio. di quelli col sorriso stampato in faccia.

poi basta, direi. musicalmente ho conosciuto un’altra femmina con chitarra. è inglesa, si chiama daughter, le ho ascoltato due ep. promette bene.


detto questo, sono anche un po’ in fissa con quella giovane smandrappata di grimes. senza motivo, se non quello che ogni tanto ci vogliamo pure divertire.

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