lo ammetto: io ad annie clark non ero mai riuscita ad affezionarmi. le ho ascoltato il primo disco nel 2007. le ho ascoltato il secondo disco nel 2009. leggevo in giro l’entusiasmo di giornalisti e blogghettari, ho riprovato ad ascoltare, ma niente: non la comprendevo, non mi smuoveva. non trovavo le canzoni, figurarsi le emozioni.

quando è uscito strange mercy ci ho riprovato -non mi si dica che sono una con i pre e post giudizi. sono sempre pronta a rivedere le mie posizioni, io. anzi, lo faccio di continuo- e, stupita, mi sono ritrovata a cliccare le stellette su itunes.
detto questo, il caro last.fm mi racconta che io a st vincent in tutti questi anni ho dedicato 98 ascolti. davvero pochi.
(per tutti quelli che pensano che last.fm nel 2012 sia davvero oald: a me serve da supporto a ugo, il neurone. mi racconta cosa ascolto. o parte di)

e però quando ho saputo che st vincent avrebbe suonato a bologna non ho esitato un attimo. certo che sarei andata a vederla. perché? perché è una femmina con la chitarra, ovvio.

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breve parentesi su logistica/logica/ragione/sentimento, scassamento di maroni e l’inquietudine di olivia ai concerti. per st vincent mi aspettavo la prevendita e il locomotiv non ha fatto la prevendita. allora mi aspettavo la prenotazione, formula usata per i concerti più a rischio sold out l’anno scorso. e il locomotiv non ha fatto la prenotazione. il locomotiv dice “apriamo la biglietteria alle 20.30, venite subito che qui si imballa tutto”. e alle 20.33 ero lì, con una lunga fila di persone davanti a me. entri alle nove e poi? e poi stai lì in piedi davanti a fare niente e aspettare. ma olivia ai concerti a fare niente non ci sa stare. prende una birra, fa un po’ di chiacchiere. esce a fumare, torna a fare le chiacchiere. prende un’altra birra, torna a fumare. alle 22 è già chiaro che sarà sold out. alle 22.30 sono in maniche di camicia e inizio a boccheggiare. st vincent se ne sta là dietro, non esce. la musica che esce fuori dalle casse fa strippare. probabile che l’abbia scelta lei. me la immagino lì dietro a sorseggiare vino rosso, sicuro, mentre io mi innervosisco e mi agito di pensieri compositi e scomposti. esce dopo le 23, che voglio già morire.

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st vincentclaudia sbircia la scaletta. parte con surgeon e subito dopo cheerleader. benissimo, mi dico. mi guardo due pezzi davanti e poi me ne vado affanculo là in fondo. di pezzi lì davanti ne ascolto quattro. presa, affascinata. conquistata da tanta grazia, bellezza e bravura. brava di virtuosismo non fastidioso. sghembo, come è sghemba lei, forse a tratti un po’ troppo progressive per i miei gusti. ma non riesco a staccarle gli occhi di dosso. quasi. ai trecenti gradi del locomotiv in fondo dopo un po’ ti abitui, pensi di poter resistere per qualche altro pezzo. ma ho bevuto due birre, mi scappa troppa pipì. addio seconda fila, addio.

così rimango dietro, in un locale imballato fino all’uscita. faccio due chiacchiere lamentose con inkiostro, che mi spiega il perché dell’abbandono della formula della prenotazione: la gente prenota in massa, si va in sold out teorico, il locale comunica il sold out e dice di presentarsi solo se si è nella lista prenotati, si presenta la metà della gente, il locale va in perdita. itagliani, pfui. vogliamo i concerti all’ora X, con apertura del locale all’ora X meno venti minuti e biglietti in prevendita che costano meno del biglietto acquistato sul posto, come in tutti i santicristi di paesi europei, diochitarrista. fine della seconda lamentazione.

rimango dietro e me la ballo insieme a gio. circondata però dal gruppetto froceria che parla, ride, copre i suoni e tutto. (sì, ce l’ho anche con la gente che va ai concerti solo per fare le chiacchiere).
man mano che la gente che non riesce a respirare più la dà su e torna indietro/fuori cerco di farmi più avanti. per il bis prendo tutto il mio coraggio, mi immagino di avere un corpo carroarmato-cingolato e provo a spingermi fin lì dov’ero prima. sono a un passo dalla mia posizione di prima, un ragazzo mi guarda male e fa muro per non farmi passare. metto via il carro armato, lo guardo con lo sguardo da calimero e gli dico “guarda, vorrei andare lì proprio davanti a te, dalle mie amiche. sono piccola, non te ne accorgi neanche”. sorride e mi lascia passare.

di nuovo lì davanti mi mangio le mani per non esserci rimasta di più prima, ma sono felice di esserci tornata: annie ormai è super infoiata, a un certo punto si butta nel pubblico con la sua chitarra divinamente maltrattata, la fa maltrattare al pubblico, pure. ti vien voglia di farle le corna metal roghenroa \m/
quando torna su e la guardo di nuovo in faccia capisco tutto e lo dico a claudia: “questa dev’essere un’altra a cui la musica salva la vita. lei suona per non impazzire e in questo momento si vede benissimo che l’effetto delle pilloline è passato”.

per quel poco che ho visto da vicino posso comunque dire che è bellissima. e non parlo solo del fatto che è oggettivamente una bella donna. è di una bellezza piena di grazia (see, vabbè. così pare la madonna), di garbo, di leggera follia governata con quelle mani dai polsi robusti. gentile, proprio. e per me la gentilezza è una gran bella qualità.

le foto ve le cercate su flickr, che ormai mettono tutti dei watermark, o impediscono di scaricarle. quella lassù è una miniatura ritagliata dal flickr di francesco locane.

video sul tubo ancora non pervenuti. aggiungo in seguito, nel caso.
questo ce lo metto lo stesso, perché lovvo tantissimo

[edit: un paio di video più decenti, trovati solo oggi]

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