E sì che stamattina c’erano -12 gradi quando tutta imbacuccata sono uscita per andare a lavorare, ma avevo passato una nottata d’inferno, tra mille malesseri di vario tipo, occhi sbarrati e gatto inerte sotto le coperte. Diventa pesantissimo un gatto, quando cerchi di farti spazio nel letto, scavalcarlo.
Esco che c’è un’aria fredda e bellissima, una luce che a breve diventerà sole che riverbera abbagliante sulla neve. Tutto questo mi dà pace, in contrasto però con stomaco, intestino e testa. Loro pensano di stare in una lavatrice di bucato scuro e provato. Quello di quando fai tardi e ti si impuzza di fumo, di alcool. Di odori e particelle di gente. E no, non ho affatto tirato tardi ieri e sono rimasta in abbigliamento da casa di domenica, con il tè, le serie tv, i gatti e il plaid leopardato dei gatti.
Ma alla fine penso che non c’è vero contrasto. E’ solo il modo buffo che il mio corpo conosce ed usa per dirmi “Ehi”. La febbriciattola, la nausea, i capogiri sono la mia neve che si scioglie al sole. Sono io col mio disgelo, dopo tanto troppo tempo di ibernazione colposa.
Così sono tornata a casa, non mi sentivo affatto bene. Però questa sono io che torno a vivere, mi piace davvero pensarla così. Mi guardo attorno e vedo cose (persone) belle che non mi sono permessa di vedere per tanto troppo tempo. Cristo, non sono proprio più abituata. Mi gira la testa, mi viene la febbre. Cresco, mi muovo. Di nuovo.

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