sebbene sia morto che io avevo neanche sette anni ho un ricordo vivissimo di mio nonno paterno. sarà proprio per via dell’età, quell’infanzia in cui fai i voli pindarici di creatività e fantasia, che lui alimentava con mille storie di marinai e posti lontani. e sì che non ho gran ricordi dell’infanzia, ma il librone delle favole raccontate da lui e io sulle sue ginocchia che ascoltavo e guardavo ammirata le figure favolose lo ricordo benissimo. i suoi quadri, le sue navi in bottiglia, tutte le creazioni fatte con fauna e flora del mare. queste sono più facili da ricordare, perché sono rimaste e negli anni ho avuto modo di guardarle e ricordare, a casa dei miei zii.
mio nonno era un artista e un vecchio comunista. questo è il ricordo che ho di lui. non saprei dire neanche che mestiere facesse da giovane. aveva i tatuaggi blu china, una sirena che si muoveva col guizzo del muscolo. i fascisti gli avevano fatto bere l’olio di ricino. mia nonna e mia zia lo maltrattavano un po’, perché con le sue vernici e le sue cose sporcava qua e là. ricordo le passeggiate giù al porto o i sonnellini pomeridiani nel lettone, tra lui e la nonna.
da adulta ho sempre desiderato avere qualcosa di suo. avevo puntato una stella marina, dipinta di rosso, al centro una composizione di coccioli (laggiù chiamiamo genericamente coccioli le conchiglie di ogni fatta): falce e martello, dipinti di giallo.
non ho mai avuto modo di chiederla a mia zia, perché per quanto la veda una volta l’anno, tutte le volte che vado giù al mare, non metto piede in casa sua da tantissimi anni. perché stiamo al mare, appunto.
mia sorella è scesa giù per qualche giorno dopo natale. ha detto a mia zia che io avrei tanto voluto avere un ricordo del nonno. lei ha detto “so io cosa darle. l’accendino del nonno”. mio zio “che accendino?”. “quello del partito!”

Annunci