e poi succede e basta. stavo per scrivere “è come un clic”, ma non è vero, non è un interruttore che fa passare da uno stato al suo opposto. somiglia più a quelle luci di cui regoli l’intensità. e però con un unico gesto deciso puoi anche passare da debole-fioca a intensa-quasi accecante.
succede che smetti di lagnarti.
questa fine dell’anno appena passato per me è stata particolarmente importante. finalmente faccio il lavoro che ho sempre fatto con passione, finalmente posso farlo senza paura di esser buttata via. lo faccio in una posizione che è la mia e che ora ha pure un nome.
stamattina in riunione un dirigente mi ha fatto auguri e complimenti per il concorso che ho vinto. gli ho detto “sai, sono dodici anni che lavoro per il comune. mi sembrava giunta l’ora di diventare dei vostri”. lui mi ha risposto “io ce ne ho messi sedici. ho iniziato a lavorare per il comune nel 1994, ho vinto il concorso nel 2010”. lui è un dirigente, ma che c’entra. io ho fatto bene a tenere duro, mentre negli anni tutti i miei colleghi si licenziavano. è il mio lavoro. lo amo, proprio. vado a guadagnare di meno, ma non me ne frega proprio niente.

poi.
un paio di giorni prima della fine dell’anno sono stata a una festa di compleanno di persona bella e cara. sapevo che lì avrei incontrato quell’amica che mi è stata intima per tredici anni, ma con la quale c’è stato uno strappo – una lacerazione, proprio – sei mesi fa. per la prima volta in sei mesi però non mi sentivo in imbarazzo. l’ho anche salutata con naturalezza quando è arrivata. il primo saluto in sei mesi. poco dopo mi si è avvicinata, mi ha abbracciato. l’ho abbracciata, le ho detto “cretina”. ci siamo abbracciate. più in là mi ha detto “ma stasera vuoi parlare con tutti tranne che con me? ci tocca farlo, visto che ti sogno un giorno sì e uno no”. “e io ti sogno cinque notti su sette”. ci siamo sedute, abbiamo parlato degli ultimi sei mesi delle nostre vite.

qualche giorno prima, sempre in quella casa, avevo quasi deciso che per la sera-notte di capodanno non avrei voluto fare niente. certo non avrei voluto stare da sola. ho chiesto “mi tenete con voi?”. mi hanno detto di sì. avevo comunque un invito a una cena molto porca con un’altra quindicina di amici. però sentivo di non aver voglia di casino. “mi sto facendo vecchia”, pensavo. lo dicevo, anche.
quando poi ho capito che tutta o quasi la gente che conosco, provenienti da diverse cene e diverse case, sarebbe poi confluita verso la festa the last night on earth ho iniziato a dire ad alta voce “naa. io non vengo. no, non ce la posso fare più con le feste. naa, sono troppo vecchia per le feste. qualcuno mi accompagna a casa dopo il brindisi, sì?”

il primo gennaio del 2012 sono andata a dormire alle 11 del mattino.

la sera prima sono andata alla cena porca polenta e sughi vari e sono stata benissimo. sono stata così bene e ho mangiato abbastanza da sentirmi solo brilla. stavo bene, sono andata alla festa.
alla festa non mi sono mai resa conto del tempo che passava. forse avrò iniziato a ballare alle cinque, forse alle sette. chi può dirlo. prima ero distesa su dei cuscinoni a incrociare parole, sorrisi, dita e carezze con persone appena conosciute. la bellezza, proprio. stare bene. quando tra le mille parole bea mi ha detto “ho vent’anni” la mia sorpresa è durata il tempo della sorpresa. penso di aver recitato la cantilena “sono vecchia, io ne ho quaranta”, solo perché ormai è una specie di cassettina preregistrata che parte in automatico. ho smesso subito: stavo bene. poi sono andata a ballare. “tornate a bologna quando vi pare, la mia casa è grande e aperta. vi aspetto”.

dopo otto ore di sonno sono andata a mangiare gli avanzi nella nuova casa ancora vuota dell’amica intima per tredici anni. mi sembrava tutto così normale, come se questi sei mesi di lacerazione non fossero mai passati. abbiamo ascoltato una sua playlist del 2006. che bella musica che c’era nel 2006. le ho fatto ascoltare il pezzo rancoroso di goyte, lei ha messo su l’ultimo M83 su cui avevo espresso il mio meh un paio di giorni prima. sabrina mi ha fatto un massaggio, ché non avevo neanche mezzo postumo drogalcolico, ma i muscolini erano un po’ provati.

e niente. la notizia è che sto bene.

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