(Dove adulto = >30, che in Itaglia si diventa adulti tardi)

1.
Vivi a 300-500-800-1200-1500-oltre km da casa dei tuoi, che spesso è la casa che ti ha dato i natali e che hai lasciato x anni fa. Torni per Natale. Ci torni anche perché in fondo laggiù c’è ancora una balotta di amici, che incontri giusto a Natale. I più attaccati a casa di mammà e vecchi amici ci tornano anche più spesso. Torni giù prendendo dei giorni di ferie, mica soltanto quelli di festa comandata. Ti diverti, fai volentieri anche i pranzi in 23 con la prozia rincoglionita e il nonno col soffio al cuore, i figli piccoli dei cugini che fanno caciara attorno ai tavoli. Esci con gli amici, magni e bevi. Bbello!

2.
Come sopra. Tranne che non fai volentieri i pranzi familiari affollati. Eviti gli zii, le domande imbarazzanti. Vorresti sopprimere i bambini. Stai sempre in contatto con i vecchi amici, cerchi di scappare da casa il prima possibile. Ti stoni di vino, grappino, limoncello. Scappi via appena puoi.

3.
Come sopra, anche se i pranzi familiari non sono affollati. E’ il pranzo con i tuoi. E i nonni, se sono ancora vivi. Soffri. Scappi via appena puoi.

4.
Laggiù non hai più amici, i nonni sono morti. Hai i tuoi, l’orrore. Non può esserci conversazione. Tuo padre è il solito stronzo, gli insegni le cose di internet. Tua madre cucina, l’aiuti. Tua madre ha lo sguardo basso. Tu stai zitta, l’aiuti, la attacchi. Non riuscite a parlare. Mangi, bevi, hai una ruga in più. Ti ingolfi di cibo, guardi tanta tv, dormi. Soffri. Piangi. Scappi via.

— Senza numero, ma sempre nel regno dell’orrorifico.
Sei in coppia, convivi. A nessuno dei due piace il Natale. A Natale vi separate, ognuna a casa di mamma sua.
(All’inizio pensavo che questa fosse la cosa più triste. Poi ho visto che è piuttosto diffusa e l’ho capita: nessuno vuole condividere il proprio orrore familiare -fosse anche solo nella sua testa- con la persona che ama. Per chi vive il Natale in quel modo lì è la scelta più saggia. A ognuno il suo masochismo)

5.
Se sei adulto oltre la metà dei trenta è facile che torni a casa perché la mamma ci tiene. Lo fai perché le vuoi bene, lo fai perché ti senti in colpa (?)
Come sopra. Soffri.

6.
Se sei adulto oltre la metà dei trenta è facile che torni a casa perché la mamma ci tiene. Lo fai perché le vuoi bene. Stai bene, perché oltre i 35 anni di solito lo sfacelo passato con i tuoi lo hai risolto da un pezzo, magari anche a colpi di psicoterapia e antidepressivi. Stai bene, quanto mangi bene! Mangi tanto, bevi un po’, sorridi ai tuoi. Potrebbe anche scapparci la partita a carte di quando eri bambina. Ci stai poco, poi riparti.

7.
A casa non torni. Rimani lì dove vivi, che non significa che ai tuoi vuoi meno bene. La madre non si arrabbia, perché glielo hai fatto capire anni fa che tornare a Natale non faceva per te. I genitori li vedi lo stesso quando vengono a trovarti. Eventualmente vai a trovarli in altri periodi dell’anno. Ti sei fatta una vita di affetti fuori, giù a casa ci sono solo i tuoi.
Nonostante gli affetti a Natale o nei giorni lì attorno è facile che ti ritrovi da sola. Cambi le lenzuola, fai le lavatrici. Stappi una bottiglia di rosso buono e guardi mille film con i gatti addosso a te.

Quel punto 7 lo pratico da prima dei trent’anni. Detto questo sono così tanto adulta che ormai mi sento dalla parte dei grandi. E mi piacerebbe sorseggiare questo rosso giocando a carte con mia nonna, tipo. Solo che l’ultima nonna è morta troppi anni fa.

Se i miei mi assicurano almeno una partita di carte l’anno prossimo faccio il punto 6, mai praticato da quando sono venuta via da casa. E’ che a Natale ci arrivo quasi sempre senza ferie. E se ho due giorni di ferie voglio cambiare le lenzuola, fare le lavatrici, guardarmi i film con i gatti sulle gambe e una bottiglia di rosso buono. La cosa che mi manca di più a Natale (oggi, ma anche da qualche anno) è giocare. Ma penso di aver smesso di giocare a carte a 14 anni, quindi di che sto parlando.
L’unico regalo che ho ricevuto questo Natale è stato uno Scarabeo. Non ci ho ancora giocato, non posso giocarci col gatto. Forse ora vado a farmi una partita da sola contro me stessa.

porgo a tutti i miei auguri di natale (grazie a musicanoiosa, che ieri mi ha fatto sorridere)

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