svolgimento:

(listening to sonic youth: sister)

la mia collezione di dischi è triste. con questo non voglio dire che sia povera o infelice, con poca autostima. è triste ultimamente.
la mia collezione di dischi non è una collezione. sono i miei dischi, che ho iniziato a comprare quando avevo dodici anni. che sarebbe ventotto anni fa, più degli anni che hanno alcuni miei amici adesso.
ho letto un po’ delle cose che hanno scritto gli altri sul tema a svolgimento libero lanciato da kekko. mi ritrovo un po’ in vari pezzi delle loro storie. probabilmente qualsiasi appassionata scema di musica ci si ritroverebbe.

non sono mai stata una collezionista, ho sempre e solo comprato per inscemimento e amore. a quindici anni mettevo da parte la paghetta e ordinavo i dischi da non mi ricordo più che cazzo di negozio. stavo per scrivere negozio online. era un negozio che vendeva per posta. cercavamo di fare gli ordini cumulativi per risparmiare sulle spese di spedizione. lo facevo con mia sorella e mio cugino. a quindici anni leggevo rockerilla e il mio atteggiamento non era poi così diverso rispetto ai miei trenta e passa anni, quando leggevo blow up: leggevo, appuntavo, cercavo. solo che quando leggevo rockerilla (e rumore, dopo. sono una di quelle che ha seguito sorge in quella diaspora) c’erano solo due opzioni: leggi la recensione/intervista, ti fidi, ordini (e/o scrivi al gruppo. anche a new york! con la lettera imbucata nella cassetta!)/fai un weekend con gli zii a firenze o milano, sfogli i vinili con la bava alla bocca, compri.
ai tempi di blow up leggi tutto, ti incuriosisci, cerchi, scarichi, ascolti. archivi subito o ascolti ancora. nel caso compri.

(ho quarantanni e sono una che tiene per i sonic youth. mi sento come quelli che avevano quarantanni e io ne avevo venticinque e loro erano quelli che tenevano per i pink floyd)

la mia collezione di dischi è triste non solo perché ormai ne compro pochi. c’è che negli ultimi quattro o cinque anni quei dischi non li ho neanche mai ascoltati. e no, non sono una collezionista. li compro, li scarto, li annuso (prima cosa, sempre), li guardo, li sfoglio (se c’è da sfogliare), leggo, quando c’è da leggere qualcosa. li tengo per un po’ qui sulla scrivania, per guardarli di nuovo, ricordarmi perché sono lì.
quanto
(non ho detto quanti), soprattutto. poi li metto via.
preferisco comprare ai concerti, ma ai concerti ci vado sempre meno. non ho nostalgia dei negozi di dischi (anche se mi piaceva, oh, se mi piaceva riempirmi le dita e il naso di polvere). mi dico che li compro per supportare i gruppi, ma comprare da play.com è come comprare all’ipercoop. costa meno->compro.

oggi pomeriggio, mentre pensavo che mi sarebbe piaciuto scrivere un post su questo tema a traccia libera, mi sono ricordata questa cosa: c’è stato un momento durato qualche anno in cui ho fatto la co.co.co di lusso. guadagnavo duemila euro al mese, sei-nove anni fa. non era così assurdo, sei-nove anni fa, eh. dico nove, perché mi sa che l’euro in italia è arrivato nove anni fa, ma non mi va di controllare.
ecco, quello è stato il mio momento da ricca. il momento in cui ascoltavo un disco e dicevo “bello! lo prendo!”. li prendevo tutti. nel 2003-2004 sembravo una infoiata con la morr music o la monika enterprise. ma no. avevo solo soldi da spendere e voglia di supportare cose.
c’è anche da dire che molti anni prima facevo la stessa cosa con l’amphetamine reptile.

(oggi guadagno poco più della metà. come quasi tutti voialtri con un lavoro, i guess).

non avevo ancora un lettore mp3 e quando andavo in giro, in vacanza, a cena da un’amica, alle feste in case altrui, mi portavo il porta-cd case logic. ne avevo uno piccolo (da dodici, credo) e uno grande (ventiquattro? trenta? quarantotto? che ne so più. e sono certa che in quello da ventiquattro-quarantotto che è lì sulla libreria c’è infilato ancora qualche cd).

insomma, oggi pomeriggio mi sono ricordata questa cosa.
facevo un gioco con me stessa, a volte. guardavo i cd infilati nel case logic e giocavo a riconoscerli. perché sui cd mica c’è sempre scritto il nome dell’autore o il titolo del disco tutto lì bello in evidenza. a volte hanno una grafica che per forza ti racconta che disco è. a volte sono azzurrini, o giallini, con un segno grafico tipo una cagata di formica che oh, se lo conosci e lo ami sai per forza cos’è!
all’epoca indovinavo quasi sempre.

la mia collezione di dischi è triste perché non la conosco più. non so proprio come sono fatti i dischi che ho comprato in questi ultimi anni.
io i cd non li ascolto proprio.

“torna ai vinili”, mi dico. eh sì. ho comprato pure un piatto scrauso, di quelli che non hanno bisogno di amplificatore, da attaccare alle casse attive.
appena comprato ci ho riascoltato gli helmet, i pixies, i soundgarden, i sonic youth, non so che cazzo.
ho dovuto mettere al minimo le casse attive. suonavano assai, suonavano troppo.

i miei vinili ce li ho quasi tutti qui, eh. e se mi regalano un vinile sono felice.
la verità vera è che i dischi li compro perché danno un senso. a me, alla musica per me. ma non li ascolto più. sto anche pensando di fare la pazzia di ricomprare un impianto. il mio impianto regalatomi quando avevo dodici anni l’ho dismesso per qualche bzz bzz che non capivo nell’ingresso lettore cd/computer. magari basterebbe che qualcuno ci desse un’occhiata. ché l’impianto l’ho portato su a bologna appena mi ci sono trasferita, tredici anni fa. l’ho anche usato, soprattutto attaccato al computer. poi mi sono stufata dei bzz bzz e l’ho impacchettato.

la verità vera è che senza musica non ci vivo. ma ormai l’ascolto in quel modo solito che è itunes eccetera. che però se ne ascolta troppa e male.

concerti (pochi) a parte sto cercando di avere un principio un po’ sano. che sarebbe: almeno compra i dischi che davvero ti piacciono.
poi oggi pomeriggio ho capito che l’unica scelta possibile è “almeno compra i dischi che metteresti in un’ipotetica classifica di fine anno”. cretinissimo, lo so. c’è che oggi pomeriggio ci pensavo e ho messo lì nel carrello di play.com tre dischi che quest’anno mi sono piaciuti molto, ma non ho ancora comprato. non ero sicura su uno di questi tre dischi, non perché non mi piaccia davvero.
ero indecisa: l’ho già comprato o no?

non ho ancora cliccato su check out. perché tanto i miei dischi sono tristi.

ps

– sono una che i dischi li tiene in ordine alfabetico. ma siccome ormai ne compro pochi saranno almeno due anni che non li sposto tutti per far spazio ai nuovi. comunque mobili ikea come tutti anch’io.
– non so dire quale sia il primo disco che ho comprato in una linea coerente che mi porta dai 12 ai 40 anni, perché me ne regalavano anche a otto anni (video killed the radio star, tipo).
the hurting dei tears for fears, forse. che tra l’altro è un disco bellissimo. e ho troppi anni per fare la revivalista dell’82. a dodici anni avevo scritto elettropop -sì, con tt- sulla cartelletta di educazione tecnica).
poi nell’83 culture club, poi gli style council e everything but the girl.  poi i cure e tutto lo scatafascio dark dei miei 13-14 anni.

(still listening to sonic youth. e dopo vent’anni confermo che evol è la cosa migliore che abbiano mai fatto. vent’anni miei, che evol è più vecchio dei miei vent’anni fa)

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