volevo dirti questa cosa.
io mi immagino questa scena: io che prendo un volo per berlin, per vederti in concerto. e le opzioni sono: ci vado da sola/ci vado con la cinzia.
ci vado da sola: mi faccio ospitare da marta. non so neanche se mi può ospitare, ma tanto in questo momento sto facendo quella che costruisce scenari sull’ascolto di una canzone.
essendo marta una berliner è scappata via da berlin. quella berlin che cerchiamo noialtri quando andiamo a berlin. quindi sharonetta suona in prenzlauer berg, marta si è spostata un po’. penso: vado al concerto da sola, per tornare a dormire prendo i mezzi o i taxi, chemmifrega.

opzione due: ci vado con la cinzia. è tutto così facile con la cinzia. sarebbe tutto così facile anche con te, se solo non avessi smesso di parlarmi.
con la cinzia decidiamo il cazzo che ci pare, perché io e lei in giro stiamo bene e basta. ovvio che lei sharonetta non la conosce. però le piacciono le chitarre e le canzoni. le piacciono i concerti con le chitarre. vi pare poco?
quindi se ci vado con la cinzia andiamo in b&b ebab, come ho quasi sempre fatto, in berlin.

ma che io venga da sola o in compagnia, vorrei tanto dirti una cosa, sharon. i love you, e vabbè. ma non era questo.
è che la tua canzone, quell’unica canzone che gira del tuo futuro album, l’ho ascoltata tante volte. tantissime, proprio. last.fm non li scrobbla gli ascolti ripetuti di notte. mica perché è notte e ho le cuffie. scrobbla male. non scrobbla i repeat, soprattutto.

oh, sharon. io ora lo dico e poi lo nego. quella canzone è bella come sei bella tu e tutto quello che fai. ma ti prego-ti prego: se ti fai iper-produrre come è iper-prodotta quella canzone lì io forse prendo un po’ paura e mi allontano.
noi ti vogliamo bene per la tua timidezza e lo sguardo basso, anche. per quel tatuaggio di sei corde sul braccio destro. per quello che hai cantato a me, anche se tu sei un’etera newyorkese del new jersey e io una lesbica bolognese del salento. e ci piaci così tanto in quella timidezza e quei testi che mi spezzano anche se ho dieci anni più di te e non abbiamo storie d’amore andato a male da condividere, in fondo. ma allora non ne ho neanche con glen hansard. e allora dovrei averle solo con tegan and sara. che però non ho mai ascoltato, né voluto cercare in vita mia.

tipo che io mi immagino che in berlin poi ti parlo. e ti parlo parole che ti avranno detto tutti e tu sei pure un po’ noiata. che poi io l’inglese manco lo parlo bene.
e però vorrei riuscire a dirti “non ti far pitonare”. sei così bella senza pitonamenti, tu.
come si dice “pitonare” in inglese?

insomma, sharon. il tuo gatto l’hai lasciato alla coinquilina, quando hai iniziato a viaggiare per suonare.
mi piacerebbe così tanto pensare di poterti chiedere di suonare la tua chitarra e basta in un posto qui a bologna.
probabilmente ormai costi quello che costa la produzione del tuo disco con tutto il name dropping del caso.
io ti voglio ancora bene. vorrei così tanto vederti in un posto da cento persone e parlarti timida in inglese approssimativo.

tua, o.

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