da due giorni colazione senza latte, pranzo e cena a colpi di riso bianco e patate lesse. a letto presto, con puppy e la borsa dell’acqua calda tutt’addosso a me. al risveglio due occhiaie paura, perché mica dormo bene, anzi, mi sembra proprio di non dormire. ma evidentemente dormo, visto che al risveglio mi rendo conto che c’ho i sogni che mi mangiano viva.
e sì, avrei voglia di tre bicchieri di vino e due chiacchiere e in un altro momento me ne sarei fregata del mio intestino ribelle, ma ora non posso. niente sgarri, che non posso proprio permettermi di ammalarmi, non ora. dopo facciamo una cena fatta bene, ok? mi sfoglio quel bel libro di cucina che sabrinetti mi ha regalato al compleanno e scelgo qualcosa. faccio la spesa buona, col vino buono.
mi rileggo e mi faccio ridere da sola: e chi invito a cena? siamo rimaste io, mammeta e tu. e i gatti, che ormai cenano sempre con me e allungano il muso nel piatto. li rimprovero e li allontano, certo. ma senza troppa convinzione. sono lì perché siamo una famiglia. i sopravvissuti. io e i miei gatti, sì.

ma adesso ancora niente cena, niente bicchieri di vino. adesso, la notte, sogno l’esame. sogno che ho passato l’esame. io l’ho passato in matematica, feist in inglese. gli altri ci guardavano male, un po’ incattiviti, perché avevamo vinto noi. che poi era feist ma non era feist, somigliava a quella vostra amica che era con voi l’ultima volta che ci siamo viste e che non incrociavo da un po’. quella con la frangetta che le copre gli occhi, che mi sono sempre chiesta come fa a vedere attraverso quel muro fitto di capelli. ma quest’ultima volta aveva la frangetta più corta, vero? non ricordo, l’ho piuttosto rimossa quell’ultima volta. e non solo a causa del vino rosso. salute psichica. ennesimo tentativo di prevenzione (prendersi) cura di.

di buono c’è che questo natale non mi devo sbattere neanche un po’ per i regali. meno due, depenna. un regalino alla cinzia e un regalo al nipoto. con la sister siamo d’accordo: niente regali. famiglia finita.
ah, no. poi c’è la mamma, quella a cui stamattina (quarantanni. ho quarantanni) ho lasciato il biglietto sul tavolo in cucina “ho fatto la lavatrice, ma non ho steso il bucato/mi stiri la camicia appesa là fuori dall’armadio?/se hai voglia di fare un salto al supermercato mi servirebbero lo scottex e la carta igienica. grazie e baci, o.”

ma ora dobbiamo solo studiare, ok? alle solitudini e a tutto quello che non c’è ci pensiamo dopo. giusto sotto natale, guarda.

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