alle cose bisognerebbe dedicare il tempo che meritano. non sempre me ne ricordo e spesso va a finire che tempo e attenzione che io dedico sono semplicemente quelle che io dedico, indipendentemente dal valore delle cose. credo. o forse no. boh. che poi vorrei capire quali sono le cose che hanno valore in sé. avere quarant'anni e non capire ancora un cazzo della vita. vabbè.

comunque volevo parlare solo di ascolti e invece ho fatto una scivolata sul mio stesso piscio fuori dal vaso già nelle prime due righe. vabbè.
 
alle cose di musica bisognerebbe dedicare il tempo che meritano. non sempre è così. gli ascolti sono condizionati da così tanti fattori. faccio una vita regolare. tutti i giorni feriali mi sveglio alla stessa ora, faccio la stessa serie di cose, arrivo nello stesso ufficio. quasi sempre ascolto musica mentre lavoro.
cosa voglio ascoltare dipende dal lavoro che sto facendo, dal casino che c'è in ufficio. quando gli altri sgallinano troppo non posso ascoltare cose meste, minimali o sentimentalmente impegnative. devo riempirmi le orecchie di molti strumenti. tante chitarre. anche coretti, a volte. estroversione e volume (nel senso di spazio occupato da un corpo), comunque.
a volte succede che non si crea mai la combinazione giusta per dedicare il giusto numero di ascolti e soprattutto la giusta attenzione a qualcosa che merita tutta la mia attenzione.
 
ci sono cose che meritano la mia attenzione perché un po' già le conosco, quelle cose. magari oggi potrebbero deludermi, certo, come mai mi hanno deluso prima. ma vale la pena spenderci del tempo.
 
loney dear ad esempio se n'è uscito con un disco nuovo. il disco è uscito da due-tre settimane, credo. io so che l'ho ordinato e ho dovuto aspettare la data di uscita. e ora è sulla mia scrivania da una decina di giorni circa. è uscito adesso, ma si trovava in giro già a fine agosto. e però a fine agosto io ero al mare. credo di essere rientrata a bologna, fatto scorrere in verticale i millemila feed, cliccato sul link di download del disco. dimenticato di ascoltare il disco, come mi succede con quasi tutte le cose che scarico a casa. non è proprio il luogo degli ascolti nuovi, casa. a casa ho voglia di ascoltare solo quando ho voglia di ascoltare proprio quella cosa lì. le presentazioni le faccio sempre in ufficio. è in ufficio che divento intima con i dischi nuovi.
 
e però in ufficio non tira sempre la stessa aria. e non parlo solo dell'eventuale cicaleccio dei colleghi. non sempre sono nella condizione giusta di ascoltare e recepire qualcosa. 
così la prima volta che ho messo su (a singhiozzo. e telefonate. e riunioni. e vai di là e torna di qua) hall music non l'ho assorbito bene.
mi ha dato quest'idea di orchestrazione superflua. credo che la prima cosa che mi è rimasta in testa sia l'abuso di xilofono su un pezzo. o forse erano campane. whatever.

però lo sapevo che avrei dovuto tornarci con calma. e quando l'ho fatto il preorder su play.com è arrivato prima di subito.
nel libretto del cd c'è tanto viola, ma nessun testo. non ne ho davvero bisogno, tanto si capisce qual è l'aria generale di hall music: la solita. la prima strofa del disco dice "i want your name next to mine". la prima strofa del secondo pezzo fa così "my heart, what have i done to you? sadness, no disappointment".
l'amore, la perdita, le solite cose. ma in generale sento più aria in questo disco, rispetto a quel capolavoro dello strazio che è stato dear john. sarà l'orchestrazione, forse, che è quella cosa che non me l'ha fatto apprezzare quanto dovuto dall'inizio.

sbagliavo. e ho fatto bene a insistere, come sempre con le cose che conosci e ami, da cui ti aspetti amore. o un qualche ritorno positivo, prima o poi. forse.
 

il puccettone del mio cuor, in acustico

e poi

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