There was a time…
a time I used to believe that you could say something clearly and the other person would hear it, digest it, respond.
I don't think I believe that anymore.
Maybe any serious communication between two people is useless.
Even without outright lying, people only hear what they really want to hear or what they're capable of hearing, which…
Which often has very little resemblance to what was actually said. #
 
Ieri sera ho finito di vedere In Treatment, in un'ultima seduta -le quattro puntate finali della terza serie- costellata di sospiri.
Non è una novità, il sospiro è la mia modalità standard durante la visione di In Treatment. Ma in queste ultime puntate, così focalizzate sulla solitudine di Paul Weston, sono arrivata a pensare che non c'è speranza. Che puoi anche arrivare a vivere una vita piuttosto piena di cose che ti interessano, ma la solitudine rimane lì con te,  malattia cronica con cui fai i conti tutti i giorni. Provi a gestirla: ne puoi alleviare i sintomi, provare a lenire il dolore, illuderti di colmare con cose, oggetti, interessi, socialità di vario tipo. Provare a stordirti, anche, per andare a letto con la speranza di addormentarti. Nessuna di queste cose ti guarisce.
Poi capita che torni col pensiero a un tempo in cui non ti sentivi così. Ci torni soprattutto col pensiero, da quanto lontano sembra quel tempo. In pochi terribili momenti ci torni anche con la pelle, con la superficie intera del tuo corpo e gli organi che ti pulsano dentro. E in quei momenti piangi ancora, quando ricordi qual è la cosa che ti guarisce.
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