Stasera ho rivisto i miei zii che vivono a Paris.
Li ho sempre amati, loro, da quando ero adolescente. Quando sei adolescente non ami nessuno della famiglia, ma loro erano diversi. Lui se ne parte da Brindisi, lei da Pordenone, in tempi "moglie e buoi eccetera", si incontrano a Francoforte (credo). Si innamorano, vanno a Parigi, trovano lavori interessanti. Così li vedevo da adolescente. Un quasi direttore di albergo-catena prestigiosa (che negli anni ovviamente è stata venduta a arabi, svizzeri, inglesi) e una rappresentante di case di moda che gira il mondo a vendere la moda. Comunisti, laici.
Li ho sempre sentiti così diversi da quel mondo da cui io sono scappata e da cui loro erano scappati X anni prima.
Sono in Italia in vacanza, di base in provincia di Pordenone. La zia incontrava amiche a Roma e ha proposto di passare da Bologna, per vedere me e la sister.
A me gli incontri familiari non piacciono per niente, perché la famiglia-come-la-si-intende per me si riduce ai genitori e poco altro, La famiglia per me è sempre stata un'altra cosa, quella che scelgo. Della famiglia come viene intesa sono tutti estranei. Magari neanche brutti (ma in alcuni casi pure brutti), di sicuro non c'ho niente a che fare, non mi significa niente.
Non so neanche da quanti anni non li vedevo, tantissimi, comunque. Scopro che mia cugina ha 28 anni e forse l'ultima volta ne aveva 15, boh.
A casa della sister sono arrivata con la mia solita timidezza, ma ci ho messo pochi minuti a sentirmi a mio agio, come si fa con la gente con cui non senti il bisogno di tarare il linguaggio, né quello che dici. Ho solo fumato di meno.
A un certo punto chiedo di Vanessa, la cugina. Cosa fa, come vive, cosa fa. Forse – chissà, forse. Loro non chiedono, lei non racconta – sta per finire la storia col suo moroso-da-otto-anni. Perché forse va a vivere con la sua amica Sophie. Le è comodo, perché Sophie sta sei mesi all'anno negli Stati Uniti. Sta con un musicista di una band folk-rock. Al "folk-rock" io e la sister diciamo insieme "Nome?" (la sister "Conosci il nome? Vedrai che Olivia li conosce"). E niente, erano i Fleet Foxes. E da lì io e mia zia abbiamo parlato per mezz'ora dei Fleet Foxes, perché Casey ("è quello che si nota di meno. Suona le tastiere, sta lì al lato del palco") è stato ospite a casa sua. E lei li ha visti in concerto, io ancora no. "Ma quello che mi è piaciuto di più è il batterista". Io "J Tillman. Lui ha anche un progetto solista, fa il cantautore". Le ho detto che il disco dei FF appena uscito l'ho ascoltato una sola volta e ho pensato "mah". Che lo riascolterò, perché è sempre sbagliato dire "mah" a un primo unico ascolto. E che sono contenta di vederli nel prossimo tour, che passano da Bologna. (Intervento di mio zio: "Noi abbiamo i biglietti gratis per tutti gli show che fanno a Parigi, ti passo volentieri il mio").
E niente. Mia zia ha 63 anni, come mia madre. Lavora ancora, perché quando l'hanno licenziata a 55 anni ha aperto una sua agenzia ("A stare sempre in vacanza come lui diventerei pazza", parlando di mio zio in pensione).
Le ho un po' raccontato quanto importante sia la musica, le ho detto che forse quest'anno faccio La Route Du Rock, mi ha detto che St. Malo è bella, ho chiesto scusa per non essermi palesata in quell'unico weekend nella vita che ho fatto a Parigi ("Era il mio compleanno, ero con la mia compagna").
Quella mia zia è sempre stata bella, ma proprio bella. Dico che mi piacerebbe proprio frequentarla. Mi piace anche pensare che si può diventare grandi e più grandi molto bene. E che la prossima volta che andrò (andremo, non mi piace viaggiare da sola) a Paris potremmo essere ospiti di persone bellissime.

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