premessa: io non sono una sufjanatica. penso che lui sia un grandissimo musicista, che negli anni ha composto e cantato canzoni bellissime e tante altre cose che ho ascoltato con minore partecipazione e messo da parte dopo pochi ascolti. insomma, io gli ho comprato soltanto illinois. e devo rispolverare michigan. sono sempre stata colpita dal sufjan più intimista, pucci e bucolico, per quanto riconosca che lui non è mai stato semplicemente un ragazzo con la chitarra. c'è molto, tanto di più dentro di lui.
non ho mai davvero seguito le sue stranezze. il signore dio suo, l'universo, la spiritualità, l'energia olistica, lo psicotropismo cosmico, l'apocalisse ufo, i quattro elementi, le altre cose che sto scrivendo a raglio. 
ho sempre considerato sufjan stevens come uno un po' stranetto e troppo prolifico, che ha un'estensione di creatività e talento musicale che spazia dal folk pastorale al pop poliorchestrale, dalle canzoncine di natale all'hysterical melodrama. da john wayne gacy jr. a too much, per intenderci. 
 
ieri sera sono arrivata al concerto con molta curiosità e un po' di timore. credo che the age of adz sia un gran bel disco. quello che tocca lo rende speciale, sufjano. inclusa l'elettronica con tanto di vocoder alla anni novanta supertruzzi. è un disco grande, pieno. un po' troppo per i miei gusti più orientati al less is more.
il timore era quello: l'esagerazione, lo strabordare, il baraccone, il too much.
bene, i miei timori erano giusti, ma posso senza alcun dubbio affermare che ieri ho assistito a uno spettacolo unico e raro. sufjan ha suonato anche la chitarrina, ogni tanto. da solo, senza i nove (dieci? undici?) musicisti vestiti da evidenziatori ed uniposca che affollavano il palco. la cosa rara e preziosa è che quando prendeva la chitarra e sussurrava pizzicandola ti rendevi conto che ehi, è proprio la stessa persona che due minuti fa sta ballando travestito di piume e parrucche riempiendoti le orecchie e la testa di too much/troppo-davvero.
mi sono anche stancata. perché in un teatro (bellissimo) la piccionaia è davvero scomoda. mi sono stancata perché ha suonato due ore e mezza. dopo quasi due ore e una versione di impossible soul di almeno un terzo più lunga di quella su disco (25 minuti e 35 secondi su disco, ricordo) si sono fermati. la platea, i palchi e le piccionaie tutte in visibilio. la gente li ha reclamati a lungo con l'entusiasmo dei grandi eventi. mi sono stancata, ma non mi stancavo davvero, perché avevo proprio la sensazione del grande evento.
in quelle due ore e mezza ho pensato tante cose, random:
– ma la corista mora è cat martino? (sì, lo confesso. il mio primo pensiero del concerto è stato per sharonetta mia)
– soccia, che ballerina sciema che è diventata! 
– ma la prossima canzone durerà meno di otto minuti?
– ma a cosa sto assistendo? cosa ho davvero davanti? cosa ne sto pensando?
– ok. bravissimo. bravissimi. ma per me un concerto è un'altra cosa. questo è un musical.
– sì, è proprio un musical
– non so se in questa mise assomigli più a priscilla la regina del deserto, un cavaliere dello zodiaco, un simpatico folletto colorato amico dei puffi, un cosplayer cresciuto troppo, o una bagascia drag malvestita
– eppure sei credibile, anche quando fai sospirare tutti con la chitarrina indossando ancora il parruccone rainbow
– ma chi sei, tu? da quale strano pianeta vieni?
 
poi c'era un pensiero che ho fatto e che claudia ha espresso prima di me "il coming out è davvero vicino". io ho pensato che questo suo essere oltro, tutti i discorsi (minchia, quanto parla) sull'energia, l'equilibrio cosmico ("e ora, dopo 18 minuti di canzone spaziale baraccona, vi suono un pezzo folk"), la fisica, l'azione e la reazione, quello che entra di qua ed esce di là sia una lotta, una specie di reazione tarantolata, un attacco isterico (come lo leggeva freud bonanima a partire dal caso di anna o.)
sufjano vuole dirci qualcosa: questo è il suo frenetico e inesorabile percorso verso un coming out che definitivamente lo libererà, in armonia col signore gesù cristo dio suo. col tempo diventerà una bellissima travestita, magari imparerà pure a ballare con più disinvoltura.
(sì, quando un concerto dura così tanto e i pezzi durano così tanto e le orecchie sono così piene di così tanti suoni e sul palco c'è un circo con le ballerine, i nastri, i coriandoli e i palloncini giganti la mente vaga un po' per conto suo).
serata spettacolare, comunque. e oggi the age of adz si ascolta con un sentimento tutto nuovo.

(la foto lassù in alto è di federica, che era seduta in seconda fila in platea, mica con noialtre in piccionaia)

 
update: i bonus, che stamattina non c'erano ancora. tutti e due del bis, così si capisce meglio cos'era.

i sospiri:

 

il circus:

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