Sto facendo un weekend lungo a Rimini con la famiglia. E per famiglia intendo proprio quella: madre, padre, sorella e nipote. Ci sono venuta volentieri, ci sto volentieri. Senza aifòn però ci starei meno volentieri. Esagero un po', ma visto che l'oggetto esiste ci faccio le cose: instagram, facebook, friendfeed, ciappini vari. E però con madre, padre, nipote e sorella abituata a fare la madre sola che si sveglia all'alba venerdì sera ero in albergo alle dieci e mezza. Che faccio, visto che la sister si è messa giù a dormire? Mi incuffio, sperando di addormentarmi. Non succederà fino alle cinque del mattino, pazienza. Ogni tanto penso a questa cosa: la mia fruizione della musica è quasi sempre in cuffia. Non va bene, lo so. Che poi ti fai le idee strane sui dischi. Ho queste fidate cuffie Sennheiser di cui benedico il noisegard, quella cosa che attivi quando vuoi isolarti quasi del tutto. In realtà lo attivo poco, ma lo benedico quando in ufficio fanno casino e io mi devo concentrare. Da poco ho queste altre cuffie, le prima in assoluto prodotte dalla Marshall, che di lavoro produce altro, si sa. Stavolta mi son portata dietro queste. Ascolto il nuovo disco degli Antlers da qualche giorno, ormai mi ci sveglio senza averlo ascoltato, mi canto i pezzi in testa. Sta qui dentro, insomma. E però non so ancora cosa ne penso. L'ascolto di venerdì sera con le cuffie nuove non mi ha mica illuminato di opinione illuminata, però la dinamica del suono (belle cuffie, sì, soprattutto nel silenzio assoluto) mi è arrivata meglio. La prima cosa che ho pensato la penso ancora: questo disco somiglia più al loro live che ho visto l'anno scorso al Primavera che a Hospice. È pompato, gasato, un po' oltre, esagerato. Non ho detto "brutto". Con gli ascolti ho pensato che con questo disco potrebbero fare il botto, perché quanto Hospice era intimo, privato e doloroso (provavo proprio pudore io, ad ascoltarlo), tanto Burst Apart è pubblico, accessibile, si vende bene. Ora butto giù un po' di bestemmie: Radiohead, un pizzico di dub, arrangiamenti pop super 1983 (ah, le cuffie! Ah, la dinamica), ruffianeria.  Intendiamoci: non è mica un disco pop. Anche in cuffia non sono riuscita a capire bene di cosa canta Silberman stavolta, ma non è un allegrone, lui. Non è un disco pop, ma queste due righe le ho scritte spalmata su un lettino di un bagno di Rimini, con Hospice non ce l'avrei fatta, sarebbe stato come ridere sguaiatamente a un funerale. Burst Apart esce il 10 maggio, io qui non posso linkare, taggare né formattare niente, ma il pezzo che mi canto più spesso in testa è quella sui denti che cadono.

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