stanotte ho sognato che eri il mio cane. grosso, muscoloso, tipo un mastino. a un certo punto facevi cagnara ringhiante con un dobermann. e io avevo paura, perché non mi ascoltavi. non eri il mio cane, non mi riconoscevi più alcuna autorevolezza.
più tardi ho sognato che eri cirillo. ti inseguo in una stanza, tu salti su un davanzale, io ho quest'immagine di te-cirillo che cadi giù. mi avvicino alla finestra e su quel davanzale ci sono due gatti neri. nessuno dei due è cirillo. mi affaccio angosciata e ti vedo laggiù, tranquillo. non mi appartieni più, ti allontani da me.
tu non sei né un cane, né un gatto. io con i cani grossi non ho mai avuto a che fare e cirillo mi dormiva placido addosso mentre sognavo questi sogni.
ma non li decido mica io i sogni. ti sto lontana, anche. ma questi sono i risvegli del porcodio, quelli che mi ricordano quanto poco mi piaccia la tua vita dopo di me. perché non c'è traccia di me.
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