quando ho visto che john grant su fb ringraziava roma (la città) e il pubblico romano ci sono rimasta un po' male. e a bologna niente? non si è accorto di cosa c'era nell'aria in quella chiesa l'altra sera?
lì da noi che non era bologna-città si è scusato perché non ha avuto tempo di visitare la città-bologna e comunque roma avrebbe vinto su bologna. ma che c'entra.
io ad esempio ho avuto per tutto il tempo del concerto gli occhi a cuoricione. un po' umidi, anche, a tratti.
non ho molta voglia di parlare del contesto (una chiesa? una chiesa vera? ma è quello il parroco? cazzo, sembra "uno di noi". poi ripenso che è una chiesa e che è un parroco, eccetera. quella un po' a disagio ero io, noi. che ci scappava una parolaccia e subito dopo dicevamo "ops"). però il contesto ha donato tantissimo. per l'acustica, la dimensione intima della mia prima fila, almeno.

john grant è bello. intendo proprio bello. ho questa patina sugli occhi, che è arrivata quando ho visto sul web una sua intervista+esibizione al piano, tempo fa. sei bello, john. hai un sorriso da orsetto ricchione che fa sorridere anche me, in risposta. sono solo i miei occhi, lo so. a concerto appena finito lo dico a sabrina e raffaella, che non erano sedute vicino a me "è bello. lui è proprio bello". mi guardano come se fossi pazza. sabrina dice che sembra il figlio di un mormone. o un mormone lui stesso.
non è vero!
john grant introduce ogni canzone, ne spiega la genesi, ci dice di cosa parla. ogni brano un pezzo di vita. il michigan, la nonna, l'esperienza brooklyn-new york. lui parla un inglese che io capisco tutto. non mi succede quasi mai. capisco tutto quello che dice e -sarà l'acustica- anche tutto quello di cui canta.

sul palco sono in due. suonano il piano, delle tastiere, un synth, poco altro. comunque tasti bianconeri. inizia con un inedito e da subito penso "rufus". lo penso più volte durante la serata. ha un'ispirazione da rufus dei tempi che furono. e però io non sono una gran conoscitrice di rufus wainwright, quindi contestatemi pure. poi rufus è un ricchione di un altro tipo, john grant c'ha la barba.
in macchina verso casa sabrina a un certo punto dice "posso dirlo? su alcuni pezzi mi sembrava elton john". io dico "a me in alcune parti sembrava joe jackson". claudia rincara "ma sì. chicken bones è elton john e comunque sembra anche un po ' billy joel. e tanti di quel tipo di musicisti degli anni settanta". sappiate che nessuna di noi denigrava niente in quel momento.
c'è che john grant secondo me è un classicone. ha un modo di suonare il piano superclassico. poi però canta e dice quelle parole lì. anche se la canzone sulla casa della nonna, insomma…

(billy joel e joe jackson sono linkati per il classicume del piano, mica perché jg gli assomiglia davvero. di joe jackson poi ho linkato il mio amatissimo pezzo gay/emarginati-vari friendly. elton john non lo linko, dai. anzi, sì. ma solo perché sono scema io e tutti gli amici miei)

(quando claudia ci è andata a parlare -io ero fuori per la sigaretta a cui non ho neanche pensato per più di un'ora di concerto. e questo dice tanto sull'intensità del concerto- si è dimenticata di dirgli che noi lo chiamiamo orsetto ricchione. avrebbe u(o?)sato un faggoty little bear. peccato che se n'è dimenticata)

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