se mi chiedi "come stai?" ti rispondo con una scrollata di spalle. "normale", dico. "il solito". cerco sempre di allargare lo sguardo a qualcosa che sia più di oggi, di ieri, dell'ultima settimana.
non più di due settimane fa discutevo con la franci. lei sta considerando l'idea di lasciare bologna per andare a vivere a trieste con la fidanzata. bolognese, cresciuta e appassionata a bologna, mi chiedeva "adesso dimmi quali sono i motivi per cui dovrei rimanere qui". trieste a parte, a cui lei è legata per motivi familiari e affettivi (ed è città che io non conosco. e sarà sì bella. e sì c'è il mare. e sì è bella. ma diobono, è fascista e austroungarica. e fuori dalla stazione c'è la statua della principessa sissi. è vecchia, stantia. ai miei occhi che non la conoscono è la morte sociale) mi sono resa conto di quanto distante mi sentissi in questo momento dal desiderio e dalla vita di quella donna di qualche anno più giovane di me. lascio da parte l'argomentazione "fino a ieri e per tutta la tua vita sei stata etero, sei fidanzata con una donna da sei mesi. sei pazza a mollare tutto ed andare a convivere da un'altra parte ripartendo da zero". tutta opinabile l'argomentazione, che se aspetti di essere sicura sicura su un amore che diventa casa insieme non lo fai mai più. e ci stiamo facendo grandi, sai com'è. (ma infatti. la prossima fidanzata me la sposo subito. ha ha ha). quelle sono argomentazioni su cui puoi passare a discutere nottate intere senza cavarci niente. non c'è niente che sia per sempre. ma nel frattempo: facciamo finta che invece possa esserlo o ci smartelliamo i maroni fino alla morte? (ciao, sono la smartellarice di maroni).
su quel discorso, quindi, ci sono giusto passata un attimo, per sentirmi rispondere un "lo so". mica c'ha vent'anni, la franci.

io sgranavo gli occhi per altri motivi, dicevo che io bologna non la lascerei mai per un'altra città italiana, che non la saprei proprio scegliere un'altra città italiana. e non solo per la misura della città, per il bene che ancora le voglio, ma perché ci ho costruito relazioni che sento forti. e per una volta non parlavo della famiglia, di quelle tre persone che sono quotidianamente nella mia vita (claudia, cinzia, ivana. ovvero il club delle prime mogli e la sorella. finito). parlavo delle relazioni sociali, che a quasi quarant'anni mi pare di vivere una seconda giovinezza, felice (felice, orgogliosa) di conoscere e frequentare certe persone.
a quel punto mi hanno guardato strano loro (nel frattempo era arrivato luca, altro collega. di età tra la mia e quella della franci, sposato). ho ribadito che mi vivo la città nelle piccole cose, i piccoli posti, i piccoli gruppi. passioni, cose belle. che mi tengono viva e mi fanno sorridere.
la franci mi ha subito detto "ma io sono etero. quel gruppo di amiche che avevo/ho sono già al secondo giro di figli". eh già. io invece sono lesbica e frequento quasi esclusivamente gay e lesbiche. i miei amici 30-40enni continuano a uscire, fare gruppo, stare insieme, volersi bene.
poi ho dovuto aggiustare il tiro "franci, anch'io fino a due anni fa passavo le serate su skype a videoparlare con la morosa all'estero. e l'anno scorso ero sottoterra. e pure quest'anno passo tante serate e cazzeggiare e guardare serie tv, ma l'anno scorso ero sottoterra. quest'anno sto di nuovo vivendo un po'. o almeno ci provo, ecco".
non sono sicura che sia bologna ad offrire di più quest'anno. sono io che me lo lascio offrire.

tutto questo voleva essere una premessa a una cosa che però farò brevissima.
se mi chiedi "come stai?" ti rispondo "il solito". posso aggiungere che non piango quasi mai (ma sono in equilibrio super precario. mi basta poco così a ribaltarmi, girandolarmi tutta. è successo ieri, sono ancora scombinata oggi). che sì, cerco di fare almeno un quinto delle cose che ci sono attorno e che claudia fa tutte, per dire. le cose sociali. ma che continuo a stare a casa, il più delle volte. e non faccio niente, a casa. niente. ieri sera mi sono costretta a guardare due-tre puntate di serie tv, che non faccio più neanche quello. non la pulisco, la casa. non faccio la spesa. sulla sedia in camera giacciono i cadaveri di tutte le magliette e i calzetti dismessi nell'ultima settimana. sono giorni che dico a mia sorella "vengo a trovarti domani", poi non ci vado, perché voglio stare a casa. ma non so come far arrivare l'ora di andare a letto, perché non ho voglia di fare niente, a casa. e sui giochi di facebook tra le sette e mezzanotte ci passo due ore, mica di più.
se mi chiedi "cosa ti manca?" (come se qualcuno chiedesse mai "cosa ti manca?") risponderei "parlare".
scrivere. raccontare. ascoltare. sorridere a qualcuno. interessare a qualcuno. qualcuno. mi manca qualcuno. ho ritrovato un gruppo di amici e sono davvero contenta di non averlo perso nella mia generale pigrizia misantropa. ma lo sai benissimo cosa mi manca.
e queste ultime righe patetiche sono proprio le cose che non vorrei scrivere in un luogo in cui passa gente che mi conosce là fuori. ma poi se non scrivo sto peggio. e poi là fuori piove.
e un ultimo giro su facebook, qualche feed, due passaggi dai giochi ed è arrivata l'ora di andare a letto.

Annunci