significa che non ho granché da (voler) condividere. Oppure che ho dei pensieri che condividerei esclusivamente con estranei (leggi: chi capita qui, ma non mi frequenta là fuori). Oppure che ho dei pensieri/succedono cose che a condividerli poi non ci faccio una gran bella figura.

 
Ad esempio capita di svegliarmi il lunedì mattina e pronunciar(mi) da sola ad alta voce le parole "non ti permettere mai più di fare sogni del genere".
Soprattutto perché una appena sveglia pensa che sia tutto vero. Poi si riprende e si guarda attorno: sul letto un cagnone (finto) morbido e immobile e un gatto (vero) che ti fa il pane sulle gambe e ti lecca la mano. Eccoli lì i miei fidanzati. Mi prenderei oniricamente a calci in culo, ma davvero. Il sogno non lo racconto, che mi ammorbo da sola.
 
Però del sogno dico che a un certo punto mi ritrovavo a fare un concerto con i miei genitori, che sostituivano dei membri della mia band. Sì, lo so che è surreale, ma ieri finalmente ho rimesso la mia testa capelluta tra le mani di Uccio e con tutto l'amarcord che ho tirato fuori ultimamente nei post sui capelli questo pezzetto assurdo di sogno ci stava. Ah, mi sa che il concerto saltava, perché loro erano bravini (mia mamma era alla batteria, mio padre alla chitarra), ma il pezzo che volevo suonare io era troppo ardecore velocissimo e non riuscivano a starmi dietro.

Bonus:


Foto di quell'altro a cui Uccio ha tagliato i capelli ieri. L'espressione sembra di terrore, ma era solo infastidito da tutti i capelli tagliati che gli vorticavano attorno.

Sì, lo so: se oltre a foto di gattini inizio a postare pure quelle del nipotino sono proprio alla frutta.


Foto di quando ero giovane e suonavo velocissimo. Non mi vergogno: l'avevo già messa su fb e non è che chi mi legge qui mi sia meno amico di un buon 70% degli amici su fb.

 

Ma parliamo di musica, via.
Avevo già brevemente nominato Little Scream. Oggi le ho finalmente ascoltato il disco, The Golden Record, in uscita ad aprile per Secretly Canadian.
Per gli ignoranti come me the golden record è quella cosa che era sulla copertina di Dear John di Loney Dear e che io mi stupii di vedere su Voyager.
Mi chiesi: "Cosa ha a che fare Giacobbo con Dear John?" Ehm. Sono ignorante, ma pure cretina.

Su Little Scream vi dico subito che siamo dalle parti lagnanza lenta come la messa cantata. In un paio di brani (sicuramente quello che apre il disco) mi ricorda Holly Miranda, giusto per dare un'indicazione, ma il disco è molto vario, non è la solita ragazza con la chitarra che mi frega sempre. Se non altro perché oltre alla chitarra lei suona il piano e il violino. E il disco tutto è piuttosto orchestrato. Con la predisposizione d'animo giusta verso la lentizia io ho intravisto un bel disco. Parlo dopo tre ascolti, sia chiaro. Potrei cambiare idea tra altri tre, o forse no.
 
Tra produttori e collaboratori ci sono membri di Arcade Fire, The National, Silver Mt. Zion, Stars e Snailhouse. (Lei viene dallo Iowa, cresce lungo il Mississippi, si trasferisce a Montreal).
 
Per ora il mio pezzo preferito è una ballata, un classicone, prodotto e suonato anche da Aaron Dessner dei National.
 
Invece la mia frase preferita apre un altro pezzo ed è anche l'unico scampolo di testo che ho trovato in tutto il web, quindi anche questa preferenza è piuttosto parziale.
 
Take all my records
Just leave me the sleeves.
You can pull out their hearts
And I'll take memories.
 

Su youtube ho trovato poco, ma poi cercando cercando ho trovato questo:

 

Fatto dal solito Vincent Moon, che fa i video-documenti belli di tanti nostri amici (The National, Sharon Van Etten. E se non lo avete già fatto andate subito a vedere questo Take Away Show. E non lo dico perché sono una pazza fanatica: è poesia pura).
D'altronde Vincent Moon l'ho menzionato soltanto perché da troppo tempo non nominavo sharonetta, che Little Scream se la porta in tour tra marzo e aprile negli States, in questo tour infinito che chissà quando mai la porterà dalle parti di casa mia. Sharonetten, dico.

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