A un certo punto è arrivato il momento di non ritorno. Il taglio dei capelli con la macchinetta. La prima volta me li ha tagliati Sergio, nel bagno del centro sociale. Lui era quello con la macchinetta, tagliava i capelli a tutti, in quei giorni. Ricordo che sono tornata a casa intimorita, a testa bassa col berretto da baseball. Probabilmente ancora con la camicia di flanella a scacchi rossoneri sopra una maglietta diy dei Sonic Youth, tipo. Un po' d'ansia ce l'avevo. Non paura, che Uccio non è mai stato aggressivo. Lui è uno di quelli che si offende e non ti parla più. Per settimane. E così fece, di fronte alla mia rasata di qualche millimetro, che tale è rimasta negli anni a venire. Altre occasioni in cui ha smesso di parlarmi per settimane: la mia sbornia di tequila collassante-colossale a diciassette anni e il mio secondo tatuaggio a vent'anni. Cose così.
La rasata non deve essere rimasta tale e quale per anni ed anni, di sicuro c'è un passaggio intermedio dalla rasata da centro sociale alla rasata da lesbica movimentista. Per un po' ho lasciato crescere solo i capelli in cima e ci ho (ri)fatto i dread. Ad uno dei campeggi anitimilitaristi in provincia di Taranto fu Massimo dei futuri (si sarebbero formati subito dopo) 99 Posse a tagliarmeli. Con una macchinetta manuale (non elettrica) tosacani. Per la prima volta rasati a zero. Fu la prima e l'ultima, perché finché non ti tagli i capelli a zero non ti rendi davvero conto della forma e dell'aspetto del tuo cranio. E così scoprii che la mia zona cranio-nuca era cicciona. Guardandomi contorsionista con due specchi mi sembrava la nuca di un hooligan, non mi piaceva proprio.
Quella volta i dread ho provato a farli meglio, ma l'ambiente era quello e il capello pure. L'ambiente mi diceva "metti la colla di pesce. Sputaci con lo sputo della mattina appena sveglia". Il capello non si prestava granché, che i dread vengono perfetti (sporchi. Sono comunque sporchi. Non puoi tenerli puliti) alla gente perfettamente ricciolona. Troppo sottili e poco negri, i miei capelli.

Comunque la rasata tutti-alla-stessa-lunghezza sono rimasta io negli anni a venire. Soprattutto quando ho iniziato a frequentare le lesbiche e ho capito quale stile mi piaceva, dov'ero, di nuovo. Li ho decolorati spesso. Li ho fatti blu e li ho fatti fuchsia, con relative varie colorazioni intermedie che il capello prende quando il colore va via. Dal verdolino vomitino per il blu all'arancionino sbiadito per il fuchsia. L'ultima decolorazione devo averla fatta a trentadue anni. Col crestino, che tra lesbiche andava un bel po'. Poi anche basta.
In quanto alla linea coerente che mi porta dai dodici anni a qui: dalla seconda metà degli anni novanta ho iniziato a frequentare le lesbiche politiche di tutta Italia, ho divorato saggi, saggetti e saggioni di teoriche femministe, ho studiato sia dentro l'università che fuori. Per un po' ho continuato ad ascoltare la mia musica e a farmi magliette, adesivi e spillette da sola. Dopo un po' le magliette non erano più quelle dei Sonic Youth o dei Black Flag. Facevo "queer inside" col logo Intel. "Cunt" col logo Coke, "dyke" col logo Nike. Ci scrivevo "Butch in the street, femme in the sheets". Erano molto richieste, ne ho vendute un po'. Calata con un entusiasmo immenso in un ambiente che mi dava tanto ho smesso di ascoltare musica per qualche anno. Poi ho ripreso, e meno male. Poi ho abbandonato anche il lesbismo politico, o per lo meno ho smesso di frequentarlo attivamente. I capelli sono rimasti rasati.

Non ho molta biografia da raccontare sulla mia vita successiva. Se non altro perché ne ho scritto così tanto in sette-otto anni di blog in cui ho sempre messo l'ombelico in mostra.
Da un paio d'anni sono in crisi, con i capelli. L'ultima macchinetta semiprofessionale mi sarà stata regalata tre-quattro anni fa. Ma dopo un po' mi sono stufata di tagliarmi i capelli da sola. Sei millimetri tutti uguali, con tre millimetri passati alla cieca sulla nuca e sopra le orecchie. Poi nove in cima e sei ai lati. Poi dodici su e nove ai lati. Nove millimetri in fondo mi piace, ma non sono più capace, non me la sento più. E quando mi affido agli altri dico "taglia un po', ma non rasatissimi".
Tra l'altro qualche anno fa Uccio è tornato alla ribalta. Era estate, ero al mare giù da loro, gli ho semplicemente chiesto di tagliarmi i capelli, che non avevo voglia di farlo da sola. Mi ha fatto un taglio da marine che quasi imbarazzava anche me.
I capelli rasati sulla nuca e sui lati continuano a piacermi tanto. Sulle altre e su me stessa. Non riesco ad avere un taglio che suoni decente, in parte rasato in parte no, perché d'inverno uso il berretto, tutto l'anno uso il casco per lo scooter. E quando tolgo berretto e scooter faccio ridere. Non posso evitare l'effetto Alfa Alfa delle Simpatiche canaglie o Pappagone, come dice mia madre.

Sono sicuramente fuori dal tunnel che alla fine del 2009 mi ha portato a far crescere i capelli. Stavo male, assai. Se avessi potuto scegliere mi sarei lasciata crescere un bel barbone. Ma lungo lungo, incolto. Ma siccome non potevo ho semplicemente lasciato crescere i capelli. Dopo un po' sono arrivati i boccoli. I boccoli. Perché io i capelli ce li avrei mossi. Avevo 'ste robe che si arrotolavano sulla nuca. Era il mio modo di trascurarmi e autocommiserarmi. Certe persone mi hanno anche detto "Ma stai bene!". Stavo malissimo, altroché. Avevo il cuore sbrindellato.

Poi a un certo punto l'anno scorso ho dovuto dirmi "Autostima, dai!". E sono tornata da un parrucchiere, per la seconda volta nella vita, dopo più di venticinque anni. Il taglio era fico e cool appena fatto (col suo piastrino, con la sua creminagomma), è diventato orribile appena ho messo il casco.
Sono tornata a farmeli tagliare da amici, o Uccio, nelle sue trasferte bolognesi, sempre più frequenti da quando fa il nonno.

Sui capelli sono ancora in crisi, mi sento senza identità. Mi guardo allo specchio e mi dico machecazzo. Sono consapevole che tutto questo ha a che fare col diventare grandi, altrimenti mi prenderei la mia bella macchinetta in modalità sei-nove millimetri e via.
Ogni tanto guardo i capelli di altre e penso "fichi". Poi però quelle altre hanno sempre almeno dieci anni meno di me. Penso di aver perso un po' di self confidence.
Rivoglio un'identità e un'appartenenza, ma la voglio da trentanovenne. E però i capelli rimangono importanti. E io nell'anima c'ho i capelli rasati.

Domani torno da Uccio, imposto la lunghezza del pettine della macchinetta e gli dico "Rasa, dai". Forse.

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