Poi è arrivato il momento dei capelli senza un perché, né un cosa. I dieci-undici anni già di suo non sono una gran bella età per una bambina. Per un bambino è diverso, ma a undici anni una bambina è già pre-ragazzina. Cambi, iniziano a crescerti le tette, non capisci bene come stare al mondo. Aggiungete pure che dieci-undici anni li ho avuti nei primi mitici anni ottanta, aiuto. Non ero emarginata. Non ero né integrata, né disintegrata. Ero timida e silenziosa come ora, ma non sapevo ancora bene da che parte e come stare.

In quinta elementare lo sapevo bene. Non sono i miei ricordi a dirmelo. Sono foto che ho visto e rivisto. Che rivedo ancora col sorriso una volta su tre, quando scendo giù dai miei. Il sorriso (pure un po' imbarazzato, che sono timida e in più non mi posso mai piacere del tutto, neanche a posteriori su foto di trent'anni fa) ce l'ho sempre. E' che le foto le guardo una volta su tre e giù dai miei ci vado una volta l'anno.
A dieci anni avevo 'sto capello un po' a spazzola. Mi vestivo di jeans e mi appiccicavo le spillette che mi regalava la sorella di mia zia, quella col negozio di dischi. Mi regalava anche dei dischi, più che altro quarantacinque giri di disco, dance, pop, whatever. Mi sentivo ganza e speciale. A dieci anni compravo gli ellepì di Alberto Fortis e Alberto Camerini.
Sono inguardabile con quelle spillette, quei capelli a spazzola, lo sguardo da bulletto-wannabe e il sigaro di mio padre tra le dita, in quella foto fatta vicino al camino della casa nuova, quella comprata col mutuo. Cos'è un mutuo l'ho imparato tantissimi anni dopo. Per me allora erano rate, come tutte le altre che pagavano i miei.

Poi a undici anni per una pre-ragazzina cambia tutto. Credo sia successo intorno a quell'età. Forse tra gli undici e i dodici anni. Non sapendo ancora come dove cosa stare ho provato ad integrarmi (leggi: appartenere un po', almeno esteticamente, al genere di appartenenza, che a breve sarebbe esploso in tutti i suoi caratteri sessuali secondari e contorno di relativi desideri, no?) e sono stata portata da una parrucchiera. Era un semplice caschetto, mica chissaché. Ma quando guardo quella foto (una sola, grazie a dio) mi dico "Ma dov'ero? Che pensavo? Dov'erano finiti Alberto Camerini e Rock'n'roll robot? Che era successo?"

Poi a dodici-tredici anni ho capito di nuovo dove stare. Ed è tornato Uccio, suo malgrado.

Successe che io iniziai ad ascoltare il dark e la new wave e ad adorare (sostanzialmente invidiare. Ché io ero ancora piccola, non potevo mica essere/fare come quei ventenni là) sia le estreme acconciature rasate e cotonate, sia quelle un po' marziali tedesche.
Non ho un ricordo preciso, so che a un certo punto i miei capelli erano di nuovo corti, con un ciuffettone davanti che decoloravo con l'acqua ossigenata. Una cosa fatta in casa, a Brindisi, a dodici anni. Non era cool da vedere, era un coso decolorato alla come viene, color volpe, tipo. Rossiccio-fulvo faidatè.

Però ricordo bene che a un certo punto mi chiusi in bagno (forse di anni ne avevo già tredici), mi bagnai i lati della testa e iniziai a radere di rasoio Bic. Uccio dovette rimediare, suo malgrado. Così mi ritrovai fiera portatrice di nuca e zona orecchie rasatissime, come certi gruppi new wave, appunto.
Tra me e Uccio rimase in piedi una sorta di accordo: papà, me li tagli tu, che sai fare meglio. Lui cercava di tagliare poco e io gli chiedevo sempre di più. Era una specie di gioco, anche se eravamo serissimi tutti e due.

E poi i Cure e Siouxsie e rasiamo solo dai lati e cotoniamo sempre più in alto il resto. Tra l'altro vivevamo in un quartierino niente male. Di quelli che nel tragitto tra la fermata della corriera di ritorno da scuola e casa ti beccavi i tuoi bei "Hanno aperto le gabbie allo zoo?". Quando andava bene. Devo dire che col senno di poi preferisco l'offesa del tipo "sei un mostro" a quella da assalto/offesa sessuale. Era piena di soggetti lombrosiani, la mia città. Avevo paura, ma facevo quella che se ne fregava.

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Sui miei ricordi confusi (avevo dodici o tredici anni?) ho interrogato Google, ora. Alla memoria, alle memorie, al materiale grigio, a tutto quello che rimane nei racconti orali io ci tengo tantissimo. Sembra impossibile non trovare su Google, vero? Fosse anche la traccia del sette pollici registrato a casa del cugino X anni fa. Il fatto è che 'sta cosa esiste da X anni, io da molto più tempo. Stimo tutto il lavoro di ricostruzione e narrazione che fa la gente che viveva e faceva prima di internet, in sottoculture sparute senza nessuna visibilità, in contatto telefonico e postale con microrealtà simili (o più grandi!) in Italia, ma anche più in là. Rinnovano il mio ricordo.
Ho semplicemente cercato "gun club bari" e come primo risultato ho trovato quello linkato poche parole fa. Ed è stato scritto il 31 dicembre 2010, wow. Poi ho capito che era anche l'unico risultato.

Capelli o non capelli al concerto dei Gun Club a Bari i miei non mi lasciarono andare (sacrosanto. Ero piccola, Bari dista più di 100 km) e io piansi disperata, di fronte al poster del concerto col faccione di Jeffrey Lee Pierce, in bianconero (e "gun club" rosso, direi)  che avevo staccato da un muro in centro.
Era ammaccato, quel poster. Il primo che avevo staccato era perfetto, fresco di colla, ancora bagnato. Poi col poster sotto braccio andai al centro sociale e Joe mi disse "Questo lo lasci qui, al collettivo".
Era la fine dell'84, quindi sì, avevo tredici anni.
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Il bonus, per forza: Gun Club – Sex Beat

[continua, se continuo]

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