– Ieri sera ho giocato a Trivial Pursuit, non lo facevo dal 1997 o giù di lì. La mia squadra ha vinto. Il che è una cosa importante, perché io quando gioco devo vincere, ho questo problemino. Eravamo in tre ad avere questo problema e una era in squadra con me, ha! A dire il vero ci hanno assegnato la vittoria morale, visto che a mezzanotte e quarantacinque eravamo la squadra con più lauree, ma eravamo tutti lì dall'ora del tè, più o meno. Vittoria per sfiancamento, insomma.

– "Tè" è una di quelle parole di cui non imparerò mai se l'accento è aperto o chiuso. Devo inventarmi un'associazione di idee che me lo faccia imparare una volta per tutte.

– Pare che non esistano più versioni normali di Trivial Pursuit. Sono tutte un po' pitonate. Quella di ieri sera, ad esempio, conteneva dei soldatini di abati e regole troppo lunghe da leggere. Abbiamo ignorato le regole nuove, steso gli abati (rinominati da subito "le trans") e giocato al solito classico modo.

– Ieri sera ho anche conosciuto un topone e due porcellini d'India. Il topone mi piace proprio come animale, è molto pucci. Me lo sono coccolato un po'. Dei porcellini d'India posso solo dire che emettono dei suoni che sembrano provenire da un videogioco d'epoca e che quello che ho tenuto un po' in braccio era spettinato come me.
(L'immagine del prodotto è puramente indicativa. Insomma, Toposki è fatto così)

– Finalmente ho capito perché quasi tutte le foto che si vedono in giro fatte con Instagram sono fichissime. La mano del fotografo c'entra poco e niente, la bellezza la fa l'applicazione. E vabbè, tu che scatti ci metti l'occhio e scegli il taglio. Ma finisce lì. Fa davvero tutto lei. Meglio.

– Appena ho scaricato Instagram ho fatto una foto di prova. Io non lo sapevo che nel momento stesso in cui la salvi la condividi con tutto il mondo che hai scelto di seguire. E io entusiasticamente avevo scelto di seguire tutti i miei contatti di posta e di Facebook. Per fortuna non mi ero fotografata il culo.

– Appena ho scaricato Instagram ho fatto un giro tra le foto dei contatti. Ho visto una foto che non volevo proprio vedere. Il cuore ha iniziato a battere a tremila, mi sono sentita incandescente, ho buttato giù cinque sei righe di rabbia e di insulti che ho lasciato in bozza. Il giorno dopo le ho cancellate. La morale è: non esiste cura. Da quella roba lì qui non si guarisce mai.

– Ho scaricato e usato subito un'applicazione che monitora il sonno. Si dice che per svegliarsi bene e rigenerati si debba dormire almeno quelle sette ore di sonno profondo. Il mio grafico del sonno assomiglia all'onda sonora di un brano hardcore di quelli stop and go. Pensate che esageri? Ecco le prove, la notte tra il 5 e il 6. La differenza con la notte precedente sta solo nelle ore che ho passato a letto, tre in più.

– Da nuova possessora di Iphone non ho abbandonato l'Ipod Touch. Il trucco è: usare l'Iphone per tutte le puttanate e l'Ipod Touch per la musica. Nell'Iphone ho spostato soltanto la musica recente. Più alcune cose da cui non posso proprio separarmi. Quindi: sì alla discografia intera di Elliott Smith, no ai National (vedi sopra "non esiste cura")

– Sharon Van Etten è finalmente diventata mia amica su Facebook e mi fa scoprire un sacco di cosine nuove. Tipo Little Scream.

– Il primo disco lento lento con la barba e la chitarra che ho ascoltato quest'anno invece è quello di Kele Goodwin. Mi piace assai.

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