di tutto quel carico di cose e pensieri inutili di fine/inizio dell'anno una cosa, almeno, non la faccio più: la lista dei buoni propositi.
citazione popolar-demenziale a parte, non so neanche perché sono arrivata a quasi quarant'anni per rendermi conto di quella cosa che ho scritto nel titolo. o forse lo so: perché quest'anno ho rischiato di lasciarci le penne. non mi vergogno a scriverlo, proprio perché non sono affatto il tipo di persona che ramazza lo zozzo sotto il tappeto. è successo, non ne vado fiera, è successo, è una cosa che non risolverò mai per bene. ma è successo, non posso cancellarlo. posso continuare a provare a scioglierlo, sì. ma non nell'acido, senza lasciare tracce, se mi sono capita.

di buoni propositi non ne farò mai più, non di quelli rituali, perlomeno. semplicemente perché non c'è modo di mantenerli. non c'è modo di far sì che le cose accadano quando a queste cose non ci credi, quando in qualche modo te le imponi perché l'alternativa è la morte, metaforica o no.
sia chiaro: non sto mica dicendo che è meglio morire. solo, non posso impormi qualcosa che va nella direzione opposta rispetto a quello che desidero. perché insieme e sopra a tutte le altre cose io sono una persona integra. non mi mentirò mai, non mentirò mai solo per pararmi il culo. anche se tutto questo alla fine significa fallimento.
però fallimento, quest'anno, è una parola preziosa, se non si era capito. ma di questo ne parlerò un'altra volta, probabilmente in maniera casuale e confusionaria, magari dopo aver dato una lettura a un saggetto contenuto in un libro che ho appena comprato, saggetto il cui titolo contiene l'incoraggiante espressione arte del fallimento.

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