E sì, ho pianto. E neanche poco. Quasi a dirotto e con i singhiozzi, in linea col pioggione che abbiamo trovato là fuori alla fine e che ha portato a un fuggi fuggi generale, senza abbracci, baci e saluti. Siate comprensivi, hanno aperto con Runaway. Avevo le lacrime che mi rigavano anche il collo e si insinuavano sotto la maglietta.
E' un concerto di cui non riesco a parlare, perché direi cose solo tutte mie. Sono rimasta lì davanti in lacrime e trance fino al sesto pezzo, poi sono scappata via, che era davvero troppo.
Dovevo fumare.
Mentre ero ancora lì davanti ho pensato – seria, convinta – "Oli, basta concerti. Basta. Questo è il tuo ultimo concerto. Basta".
Quindi la scaletta è questa. Dalla fine di Squalor Victoria ho trottorellato come un'idiota spersa per il locale fino ad Apartment Story. Poi mi sono ricomposta pensando che ero lì per il concerto, mica per evitare il concerto. E allora sono tornata a guardare ed ascoltare, in zona in cui si respirava.
Da lì, uscita dalla trance mi sono resa conto che i National sono diventati immensi. Bravissimi lo erano anche prima, ma adesso sono famosi. Il che significa che sono sciolti, simpatici, chiacchierano, pure troppo. Significa anche che il pubblico lì presente era tutto un battimani e un singalong. Che le donne lo amano e lo vogliono, tutte. Che ho visto una ragazza portata fuori dalla calca in braccio, semisvenuta, come succede ai concertoni. Ho visto un ragazzo lì fuori dalla folla che da solo ballava un pezzo come ballano i metallari. Presente, no? Con le mosse del chitarrista che fa gli assoli. Che prima di entrare ho avuto un conato antimilanese ascoltando la telefonata di una troppo milanese che diceva "Sì, sono qui, c'è il concerto. Boh, è un bar, non so. Si chiama Alcatraz". Sì sì, proprio un baretto l'Alcatraz.
Che forse però adesso riesco a riascoltarli, i National, chissà. Che sono rientrata a Bologna in macchina con Franz e nell'economia emotiva generale della serata anche questo ha il suo perché. Anche se in macchina ho dormicchiato, ma che c'entra.
E che i Phosphorescent dal vivo sono bellissimi vaccari barbuti, molto intensi.

Per ora sul tubo trovo poco, chissà se qualcuno ha ripreso per bene il finalone brividoso con Terrible Love. Eventuali aggiunte in seguito.

Update: eccola.

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