ho idea che high violet dovrà finire nella lista dei dischi dell'anno, nonostante gli abbia dato una manciata di ascolti e tutti tra aprile e maggio.
poi l'ho messo via, che non sono così masochista da infilare aghi intinti nel sale nelle ferite ancora aperte.
il 18 giugno però non mi sono neanche fermata a pensare: aperta la prevendita per l'unica data milanese di novembre ho comprato il biglietto. è stata una mossa da cagnetta di pavlov, anche se di solito non sbavo.
i national non li ho mai più ascoltati.
un giorno yarno era a pranzo a casa mia e li ha messi su. niente, faceva male. qualche volta sono capitati in shuffle e ho dovuto skippare. poco tempo fa non ho resistito alla visione/ascolto del video della alternate version di terrible love. che poi è la versione definitiva e lo sanno pure loro. ma anche quella l'ho ascoltata una volta sola.
insomma, il mio itunes qui in ufficio segna il 3 maggio come ultima data di ascolto.
sono davvero consolata dal fatto che al concerto vengano su anche yarno, ivan, la tata. di incontrare lassù matilde.
non sono ancora sicura di fare una cosa giusta. forse me lo piangerò da sola, forse mi farò abbracciare, forse starò lì rigida a provare in tutti i modi a non sentire niente, ad allontanare quel che è stato. quel che è rimasto di quel che è stato, quella pappina tiepida e leggermente scotta di sentimenti grossi ma inevitabilmente sgonfi (spompati. per cause di forza maggiore) e generico insoluto che qui dentro ancora è.
forse sarà la necessaria cauterizzazione.
probabilmente, non cambierà proprio niente. nell'economia della mia vita attuale, dico. insomma, è solo musica.
non sono sicura di quello che sentirò stasera. ma se durante la giornata –tutte le giornate– mi canto nella testa strofe che non ascolto da più di sei mesi mi sa che devo proprio farlo.
it takes an ocean not to break.

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