cara xxxxx,
stanotte ti ho sognato. sognarti non è una cosa che mi capita spesso, nonostante io pensi spesso a te. da tanti mesi, poi, non mi capita più di fare tutta una tirata di sonno. di notte mi sveglio sempre, a più riprese. quattro o cinque volte, di solito. stanotte credo di essermi svegliata almeno due volte durante il sogno. forse cercavo di aggiustare il tiro, a più riprese.
andava più o meno così: tu rientravi da un viaggio e per qualche motivo oscuro, quei motivi che trovano il loro perché soltanto nei sogni, io avrei dovuto incontrarti. ma c'era qualcosa di oscuro anche nel sogno, il vetro fumé attraverso il quale dal nulla mi ritrovavo ad osservarti. è come se a un certo punto il sogno si fosse riequilibrato da solo e mi ammonisse "scema, guarda che non vai mica ad incontrarla davvero". attraverso un vetro fumé non vedi granché bene. di fianco a me, sempre dal nulla, compare quella tua ex amica che hai perso per strada. chissà perché ho sognato proprio lei, forse perché non mi hai mai spiegato davvero il motivo della fine di quella amicizia. non mi hai mai detto di fronte a quali cose tue ti aveva messo, di cosa voleva farti parlare. lo hai liquidato con "lo sai che sono fatta male, che non so parlare". e via il bambino con l'acqua sporca.
comunque ero lì a cercare di vedere qualcosa attraverso quel vetro scuro e lei mi dice "guarda, c'è pure xxx". io vengo tutta scossa da un moto violento di rabbia, come mi succede solo nei sogni. probabilmente le do della puttana, come invece ho spesso fatto da sveglia (ma non ti preoccupare, è il mio modo di sfogarmi, sai. dire parolacce, offendere tra me e me stessa, quando non riesco a capacitarmi di quelle cose lì. in fondo rimango innocua, non ho mai dato della puttana a nessuno, face to face). la tua ex amica mi dice "ma come? ancora?". e in quel momento succede un'altra di quelle cose strane che succedono nei sogni. il vetro lentamente inizia a diventare trasparente, come se fino a quel momento fosse solo appannato (dalla mia coglioneria, aggiunge la psicologa da due soldi che sono io al risveglio). e sono due le cose che noto subito da là dietro (tu comunque non puoi vedermi. hai presente gli interrogatori dell'fbi, uh?): tu sei tu. hai sempre quel bel profilo che non vedo da un pezzo. ma non sei imbronciata. non hai quella fronte corrugata che ho imparato a riconoscere come parte di te. tu sorridi, la abbracci, sei serena. lei non è esattamente lei. ha un taglio di capelli fichissimo, è indubbiamente più cool di me. però devi sapere che ieri in casa mia la vecchia caldaia ha smesso di funzionare del tutto e allora il progetto di farmi tagliare i capelli da uccio –venuto a pranzo con la roxy e riccardo– è saltato, che non avevo animo di lavarmi con l'acqua ghiacciata. quindi ho una testa un po' così, piena di peli superflui. e sotto una testa così le idee non sono mai molto chiare e l'autostima va a nascondersi chissà dove. che lo so che sono bella, io. e soprattutto impossibile, come canta la gianna.
cara xxxxx,
quel sogno forse voleva darmi qualche suggerimento, se non proprio un'illuminazione. fatto sta che non mi sono svegliata contenta. certo, non mi sono neanche svegliata in lacrime o col boia sul petto. i tempi di quel dolore sono andati, vivo più di rassegnazione, adesso. e un po' di rabbia, ancora. per via del noto determinismo astrologico che mi fa incaponire sul senso di giustizia.
questo sogno mi è rimasto in testa, me lo sono rimasticato fino a questo momento.
ora però l'ho scritto, così lo sputo via. vero?
ti stringo, o.

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