ultimamente in questa casa circola troppa ormonella. non è la mia, non è neanche quella di cirillo, che quando salta addosso a cleo sostanzialmente lo fa per coglioneria. cleopatra poi c'ha praticamente novant'anni e l'ormonella l'avrà lasciata nel suo terzultimo appartamento, cinquanta anni felini fa.

io non so bene dove l'ho lasciata. a dire il vero qualche mese fa si era ripresentata, ben accolta. quando mai accogli male l'ormonella? si è presentata gagliarda, ha fatto dei giri su se stessa, un paio di piroette, un po' di kung-fu panda. poi si è stufata di stare lì da sola a fare niente. e con qualche spintarella equilibrata del raziocinio (quello sta sempre lì. ogni tanto perde la bussola, che spesso sta qui pure l'architetta dei castelli in aria, quella un po' ossessiva) se n'è tornata mogia mogia affanculo, dove dimorava da mo.
l'ormonella è armata e tonta, è quindicenne. però seriamente: a chi dispiace l'ormonella? a nessuno. ti riporta lì, anche se magari a quindici anni avevi dentro la morte più della fotta. ma che c'entra, è un topos.
poi però succede che ce l'hai attorno, la respiri nell'aria, ma non è la tua. non è bello. a dirla tutta mi fa venire voglia di chiudermi in un sarcofago per uscirne solo quando tutto è di nuovo calmo e piatto.

metto le mai avanti, che poi i dieci lettori pensano male e strano di me: io non sono mica tutta triste, eh. non sono neanche simpatica o socialona e le cose che fanno ridere tante persone non fanno ridere me. però rido anch'io, ogni tanto. e faccio la cazzona e dico le cose cretine. sono cretinissima, anche. ma ci dobbiamo conoscere un po' perché metta da parte le spine che ho nel culo. ogni tanto ascolto del twee pop, per dire. ma non lo voglio ascoltare qui, né raccontare qui.
(qui ad esempio mi piacerebbe raccontare della recente epifania che ho avuto con questo disco dell'anno scorso a nome noah and the whale. quando ho chiesto a quella saggia donna che me l'ha passato "ma dov'ero l'anno scorso quando è uscito questo disco?" lei saggiamente ha risposto "sotto un treno". e più lo ascolto e più mi dico "minchia. quanto mi avrebbe devastato questo disco l'anno scorso?" e invece ora lo ascolto e penso che è devastante. che è bellissimo. che è patetico, anche. come può suonare patetico il disco bellissimo interamente dedicato alla fine di una storia d'amore. è bellissimo e non mi butta giù, non piango. ormai sono e faccio la rigida, io. oh, voi nove lettori, cercatelo, ascoltatelo, leggeti i testi. a meno che non vi troviate sotto un treno. ecco, un po' l'ho raccontato. forse basta così.)

quindi l'ormonella che respiro in casa adesso mi fa irrigidire. dà il via a tutti quei pensieri negativi del tipo "buu, sono sola. buu, sono vecchia. buu, sono vecchia e sola, è finita".
poi però quando ci penso un attimo di più penso che io di quell'ormonella che sento qui in casa non me ne faccio un cazzo. che non l'ho mai avuta, in quel modo lì, se non in momenti sparsi qua e là lungo 'sta biografia. che davvero non ce l'ho sull'estetica o la simpatia di un incontro. che mi sale sulla conoscenza, sulla parola, sullo scambio, sulla (perdonate la banalità) profondità. all'ormone continuo a preferire il neurone.

che poi il mio è uno solo. e si chiama ugo.

i bonus/colonna sonora:

 

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