giornata all’insegna dell’hangover (è o non è la settimana del mio compleanno, questa?) e però devo dire che ho lavorato concentratissima su una cosa sola, che tra l’altro mi è stata chiesta stamattina alle 9.30. volevo solo morire di sonno da alcolezza, ma sono stata brava.

ieri pomeriggio verso le 18.20 ho visto in giro per bologna gente in canottiera e braghe corte, altra gente vestita di lana. io lo so che moriremo tutti di fine delle stagioni e non ci arriveremo pronti.

il disco di sharon van etten esteticamente è molto sobrio, ma ci sono i testi. è la mia donna dell’anno.

in casa sono ancora a maniche corte e finestre sbarrate. questa settimana non si è vista l’ombra di un muratore su quel cazzo di balcone. la casa puzza un po’, ma mica perché siamo zozze, anzi. è che si fuma, si cucina. i gatti sono profumati, le loro scatolette no.

ieri in ufficio mi sono portata dietro un cd masterizzato dieci, forse nove annni fa. il pensiero e il gesto di portarmelo dietro mi hanno fatto tenerezza. c’è che ho pensato che un mio disco dell’anno è quello di john grant. e io i suoi czars li ascoltavo nove, dieci anni fa. volevo ricordarmi come suonava. beh, suonava male. ma mica la musica in sé. dopo sette brani  ha iniziato a fare bzzzz. io mi sono messa a scuotere il cavo delle cuffie, sperando non fosse arrivata la loro fine. poco dopo ho fatto la prova con un mp3, on un myspace. erano gli czars quelli marci.
tra l’altro non so neanche se marciscono pure i cd originali, visto che li compro ma non li ascolto mai.

sto cercando di fare mia questa illuminante frase di hemingway che ho letto sul tumblr di quell’altra bilancia scassata che conosco: write drunk; edit sober. a volte però non c’è proprio niente da editare, c’è solo da farsi una risata e buttare tutto nel rusco.

su last.fm ho taggato troy von balthazar puccettone. i drink to keep the tigers away, dice anche. me lo spupazzerei tutto, ciccio.

stasera non faccio niente e non parlo con nessuno.

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