Tutto sommato non è stata una brutta giornata. Non sono andata a lavorare e ho fatto delle cosine (cazzeggianti) in casa. Ho visto mio nipote sia a pranzo che all’aperitivo. E vederlo "all’aperitivo", ovvero fuori dalle solite mura o il parchetto pieno di mamme e bimbi, mi fa sorridere sempre e di più. Ho giocato a un gioco di guerra, perché non avevo ancora osato spingere Maccherone a osare un FPS estremo. Mi ci sono incarognita subito, perché io notoriamente non so giocare, sono ferma alla prima missione, mi fa girare la testa e poi non mi piace morire. Claudia mi ha offerto la cena e non me l’aspettavo. Là fuori c’era il sole e tanti gradi. Ho visto un gatto bellissimo (e domestico, a guidicare dal collarino) che puntava un topone. Non era un ratto, ma era un topo bello ciccione. Su Facebook è partito un virus incontrollabile di auguri a base di gatti in video e foto. Mi sono pure un po’ vergognata (che sono scema), ma ci ho anche riso un sacco (perché sono sciema).
Poi ho vinto perso (di brutto) una scommessa con me stessa, che aveva proprio a che fare con gli auguri di compleanno, i simboli, l’amore, l’affetto, quel che cazzo è. Ecco, quest’ultima cosa poteva andare diversamente.

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