sarà che il ventinove settembre qui in italia ormai non è più tanto qualcuno seduto in quel caffè quanto una bestemmia apocalittica adagiata sulla punta di una lingua che maledice concepimento, madre, padre e stirpe tutta di colui che discese in campo, ma stamattina in ufficio c’era proprio una brutta aria. nervosismo e farneticazione. alle dieci ho fatto una riunione col territorio e l’urbanistica, nelle vesti di una collega molto cara e molto carina. è venuta qui e io ho cercato di farle capire perché quello che ci chiede il suo capo è una cosa illogica, personalistica ed egotica, oltre che una pugnalata a usabilità e seo. alle undici riprendevo un botta e risposta via mail con la mia capa, per convincerla che quello che mi chiedeva di fare era una cosa senza senso. siamo un servizio pubblico, per dio. verso le undici e mezza vincevo io, più o meno. che fatica continuare a cercare di lavorare facendo cose sensate in una pubblica amministrazione che ha una classe dirigente che non si esaurisce mai (oh, l’itaglia!) e continua a guardarsi le scarpe e farsi i reciproci favori perdendo di vista qualità, obiettivi e fini ultimi. e siamo a bologna, per dio. ne soffro. e l’apatia non è mai dietro l’angolo, cogliona io. cogliona. poi ho avuto mal di testa. anzi, no. era nausea nella testa, da riunione con collega da cui sono uscita provata. e non era l’argomento il problema, è proprio il collega. lui mi strema sempre. allora ho passato buona parte del pomeriggio a fare pulizia sul server in dismissione, anche se so che la dismissione durerà anni. l’altro giorno ho letto un articolo che mi ha colpito, oggi ho buttato via cadaveri vecchi anche di dieci anni, senza chiedere l’autorizzazione a nessuno. e sì, backuppo in locale. alla fine della giornata avevo cancellato 268 mb per 881 cartelle e 10.710 file. e sono ancora alla p.
il duemilanove è stato un anno di lacrime, nausee e gastriti. nel duemiladieci ho tracollato. poi mi sono rotta il cazzo. che poi non è vero, ma vorrei tanto che lo fosse. ho pensato che forse dovrei iniziare davvero a buttar giù delle liste (numerate) e confrontarle, perché da qualche tempo penso che dovrei fare meglio i conti sui miei pregi e sui difetti. sulle qualità socialmente spendibili e certa ossessività che è meglio tenere qui dentro nascosta ben benino. forse non sono una persona piacevole, devo fare quelle liste e capire se la gente semplicemente si rompe il cazzo di me perché a un certo punto intravede qualcosa di perverso dietro l’oli corretta, gentile, gradevole che non morde ma neanche abbaia. là dietro e qui dentro esplodo, però non ve lo dico mai. nel duemiladieci punto ancora la sveglia alle sette e quaranta, ma spesso la spengo e la sposto in avanti di dieci minuti e in quei dieci minuti mi faccio svegliare dal gatto, a modo suo. cerco di non leggere più cinque-dieci pagine di libro la mattina, che va a finire che leggo male. poi non resisto, altrimenti non so bene che fare e gioco i giochini sull’ipod, dopo averci guardato facebook e qualche feed. forse dovrei semplicemente puntare la sveglia alle otto e un quarto, fumare una sigaretta in meno e non imbattermi in un vuoto da riempire già alle otto e quaranta di mattina. ho chiesto tre preventivi a tre idraulici per la sostituzione della caldaia. sono praticamente inconfrontabili e però devo lasciare ‘sta pesca al padrone di casa, anche se quella che non ha l’acqua calda d’inverno sono io. duemilacinquecento più iva più eventuali settecento più iva se va rifatto l’impianto gas. millesettecento più iva per caldaia e tubature. duemilatrecento più iva più eventuali settecento più iva se la caldaia va intubata. d’altronde pochi giorni fa mi è stato chiesto di fare dei preventivi per dei "siti web". e cos’è un sito web? cosa mi chiedi di fare esattamente, la web designer che ti xhtmllizza perfettamente un bel file di illustrator che disegni tu, o la dea che ti fa tutto da zero, dal disegno all’architettura allo sviluppo? mi dispiace, non lo so fare. e un sito web di solito ha dietro quattro o cinque professionalità diverse, anche se spesso nel mio lavoro quotidiano mi ritrovo a ricoprirne almeno due o tre. però se devo fare la professionista e non l’impiegata con inquadramento da ccnl vorrei fare quello che so fare molto bene. e basta. tra sette giorni esatti compio trentanove anni. preferirei che fossero quaranta. facciamo numero tondo e non se ne parla più. siamo grandi, in ritardo, fuori tempo massimo per qualsiasi cosa che non sia una cosa da signore grandi. devo sbrigarmi a finire tutte le serie tv? cazzo, ho appena messo a scaricare serie nuove che non conosco. e le quarte quinte seste stagioni delle solite note, che è settembre anche per loro. quest’anno ho di nuovo voglia di festeggiare. lo so che non c’è un cazzo da festeggiare, ma alla fine mi piacciono le festicciole, mi piace la mia famiglia, quella ristretta e quella allargata. e poi inviterei solo chi pare a me, quindi mi piacerebbe comunque. certo che quarant’anni sarebbero una buona scusa per festeggiare. che cazzo di numero è trentanove? un numero inutile, che dovrebbe ricordarmi che sono grande. anche se ieri ho comprato quattordici cd e subito dopo aver chiuso l’ordine ho ascoltato per tre volte di seguito un disco che avevo ascoltato poco e porcocazzo, ormai avevo chiuso l’ordine e quel disco non può essere il quindicesimo. al civico otto che è casa mia stanno rifacendo i balconi. oggi è il quattordicesimo giorno di lavori. quattordici giorni che la casa è buia, persiane e finestre sbarrate. i gatti miagolano insistenti perché non possono più uscire, io mi sento soffocare. non so mica se riesco a festeggiare. potrò farlo se finiscono i balconi, non la faccio una festa senza aria, anche perché vicino al nipotino non si fuma, oh. chissà che mattonelle metteranno sui balconi. signor muratore, posso scegliere? ah, no. mica è casa mia, anche se è casa mia. non ce li ho i soldi per avere una casa mia, ma tanto alla fine non ne avrei neanche per scegliere mattonelle che piacciono a me, lo so. e smettiamola con ‘sto cazzo di desiderio di oggetti belli e costosi e abituiamoci all’idea che siamo più poveri di dieci anni fa e destinati a diventarlo di più. mi ribacio i gomiti per il posto fisso. e non scherzo. trentanove anni sono tanti per qualsiasi cosa. è tardi per tutto. è tardi soprattuto per recuperare quello che hai perduto, per imparare quello che non hai mai conosciuto. non posso imparare un mestiere nuovo, non ho più elasticità, né mentale né manuale. però mi piacerebbe imparare a fare delle cose che non sono mestieri. ad esempio mi piacerebbe imparare a scrivere e a costruire cose con le mani, per me. mi piacerebbe imparare a conoscere e curare le piante. mi piacerebbe anche imparare a cucire. mi piacerebbe imparare a sorridere di più, ridere anche. imparare a prendermi meno sul serio, modificare lo sguardo sulle cose, senza portarmi dietro per anni fardelli che mi piegano sempre di più, checcazzo. per ora metto su e ultime due puntate di true blood: tutto quel sangue, la violenza, la passione bestia, la crudeltà e la cattiveria che sono natura mi fanno sentire meglio. per un po’.
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