Se fai giri sul web alla ricerca di parole scritte da altri su Epic di Sharon Van Etten trovi soltanto pezzi entusiastici, emozionati. E’ un disco speciale, questo, praticamente perfetto per me, ora. E non riesco a smettere di ascoltarlo.
Provo a dire il perché, così come mi viene.

Nel mio iTunes ho taggato Sharon Van Etten "folk, female". Utilizzo tag piuttosto generici, mi servono per le playlist smart, quando ho voglia di ascoltare solo femmine, ad esempio. "Folk" significa tutto e niente, "singer songwriter" poteva andar bene lo stesso. In generale io amo le femmine con la chitarra. Le amo anche quando sono lagnose, lente, stracciamaroni. E Sharon è definitely una ragazza con la chitarra, partiva già avvantaggiata. Ma non si tratta certo solo di questo.

In questi giorni ho provato ad ascoltare il suo disco precedente, ma l’ho messo via. Un disco scarnissimo, lento, lo-fi, portatore sano di pena non poteva reggere il paragone con la potenza (sì, potenza) di Epic.
Questo disco mi prende e mi porta via perché è insieme straziante e galvanizzante. Straziante perché Van Etten è intimista del cuore. Non canta mica di alberi, lampioni, marciapiedi o mare in tempesta, lei. Alla fine dopo tanti ascolti in cuffia e un paio di testi trovati in rete ho capito che canta solo di sentimenti e dello strascico di bava che questi si portano dietro, nel tempo. Canta di un amore andato a male e ambivalenza. Di quando un sentimento ti si appiccica addosso e ti costringe e ti soffoca e non puoi strapparlo via con i denti, ma neanche farlo disciogliere evaporare scomparire con la forza di giudizio valutazioni ragionamenti.

A dirla così sembra che il disco sia solo tormento e quindi volendo inascoltabile. Ma non è così. Fa mica piangere Sharon, perché ha tanta forza in quella voce che mi racconta con un po’ di urgenza la volontà di allontanare gli effetti indesiderati di un amor marcito scaduto. Ascoltarla mi fa sentire più forte. Forse potremmo essere amiche io e lei, ci sento una certa sintonia, perché questo non è mica un disco rabbioso. Se non altro perché Sharon è persona pacata, che penalizzata da una "painful, almost crippling shyness" butta fuori tutto con le canzoni.
Il disco è speciale proprio perché mi parla. Parla, mica urla. Di parole che arrivano quando le lacrime sono finite e ti sei pure un po’ smaronata. Ci sento dentro un gran lavoro terapeutico e catartico. E infatti è amica degli Antlers.
To say the things I want to say to you would be a crime
To admit I’m still in love with you after all this time
I’d rather let you touch my arm until you die
Seduce with me with your charms until I’m drunk on them
Go home and drink in bed
And never let myself be in love like that again…
Never let myself love like that again
Never let myself love like that again…

(il video è solo da ascoltare, non ho trovato emmepitrè)

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