La cosa più interessante del concerto di ieri sera dei Blonde Redhead all’Estragon era la maschera Feverrayesca di Kazu. "Anche gli stivali", mi diceva la donna di prestigio (e anche le gambe, aggiungevo prosaicamente io), ma agli stivali non ci avevo fatto caso, che io non sono fashionista e soprattutto non guardo mai i piedi.
Il concerto è incentrato al 90% su Penny Sparkle. Scontato, certo, con un disco in promozione, ma a me la cosa delude un po’ lo stesso, perché penso che un gruppo che è in giro da così tanti anni non ha davvero bisogno di promuovere il disco appena uscito e ha anche un po’ il dovere di entusiasmare il pubblico con i pezzi di repertorio più amati. E invece no. Dato che Penny Sparkle è un disco cupo cupissimo (qualcuno dice noioso, lo so), il concerto è stato cupo e d’atmosfera (qualcuno dice soporifero).
A me l’evoluzione negli anni dei Blonde Redhead è piaciuta. Li ho amati molto nelle svolte intimiste, ma non posso negare che dal vivo mi portano via soprattutto i brani più rumorosi. O quelli intimisti, quando sono belli e toccano il cuore. Ieri sera i nuovi pezzi mi hanno toccato pochissimo, loro sul palco sono i soliti stitici emotivi. Fa parte del loro fascino e lo apprezzo. Però non sono stata smossa neanche un po’. Nessun ricordo, nessun pericolo. Quasi meglio così, ma anche peccato.

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