E’ andata così.
Qualche tempo fa, qualche mese fa, ho sentito che stava tornando la voglia di leggere. Certo che fino a quando non provi a riprendere uno, due, vari libri in mano non puoi davvero sapere se è solo suggestione. Se una nuova frequentazione di lettrice virtuosa, spacciatrice di titoli da me regolarmente trascritti (con i pollici) sulle note dell’ipod touch (a memoria futura) mi avesse semplicemente ricordato (un po’ con rabbia) che toh, una volta leggevo anch’io e mi piaceva pure, se quei titoli li buttavo giù con la speranza di ritrovare il gusto di riprendere dei libri in mano, o se avevo la certezza che quel gusto sarebbe tornato e basta e intanto prendevo appunti.

Tolta la giovine età, quella in cui non hai un cazzo da fare (non è vero. Hai pure da fare, ma non hai idea di cosa sia la regolarità quotidiana. E no, non parlo di sedute al cesso), non sono mai stata una lettrice seriale. E certo che pure nella mezza età babbiona in cui mi ritrovo in pieno ci sono momenti in cui non ho un cazzo da fare. Ma non leggo da tanto tempo e quei momenti li riempio di fuffa. Di altro, via. A volte è fuffa, che riassumo superficialmente con "sto al computer". Sono una lettrice, se guardo indietro alla mia vita tutta. Sono una lettrice della domenica, se guardo alla mia vita recente. Che poi neanche questo è vero: la domenica di solito la passo al dormire. E il tempo che passo da sveglia lo passo a maledire la domenica.

Butto giù dei titoli, poi sento che forse arriva il momento. Ma siccome sono fatta come sono fatta non mi fido del tutto della mia voglia (che è ancora più un dovrei) e riprendo con due librini leggeri. Riesco a leggere male pure quelli, ma con i libri leggeri può anche andar bene, dai. Poi attacco con quello pesante, quello dei cani che vanno via e si inselvatichiscono. Ho sbagliato, non ero ancora pronta. Lo leggo male. Rileggeremo. In autunno, magari. In quella stagione dell’anima che là fuori non esiste più. Ho maglie e giubbetti adatti ai cani selvaggi e però non riesco ad indossarli mai.

Poi però mi ritrovo a fare tre passaggi in tre librerie e compro. Compro come quando so che è il momento. Confesso che mi aiuta il fatto che dai quindici e più giorni di mare mi separa meno di un mese. E io al mare leggo, sempre.
Sto giro funziona. Inizio a leggere, mi piace. Il primo libro che leggo prima del mare, tra quei titoli buttati giù grazie alla frequentazione autorevole (i cani inselvatichiti non contano, per ora) è nelle mie corde. Soprattutto, sento di nuovo che ho delle corde.

E’ andata così.
Vado nelle librerie, non chiedo niente. A me piace non chiedere mai. Detta così fa ridere, eventualmente fa ridere qualcuno della mia generazione. Non mi piace chiedere quando entro in un negozio, voglio cercare e trovare da me. Arrivo a chiedere se c’è il mio numero per un paio di sneakers, o la mia taglia per una felpa, ma su libri e dischi preferisco di no. Secondo me prima o poi smetterò anche con le domande su scarpe e maglie, tanto la risposta dei commessi è sempre no, non c’è.

Guardo la lista, cerco in ordine alfabetico. Guardo i libri disposti in altro ordine, quelli un po’ in vista. Prendo da lì. Esco dalla prima libreria con diversi libri. Erano le 8.40. Non si è mai vista Olivia attiva e sorridente per gli acquisti alle 8.40 di un giorno lavorativo.
Tra gli altri ho preso un paio di libri. Non erano in nessuna lista.

Al mare stavolta ho portato sette libri. Claudia mi ha preso in giro, dicendomi che non sarei riuscita a leggerli tutti, a meno che non avessi avuto voglia di leggere e basta, senza degnare di parola lei e Sabrina, gli altri. Aveva ragione, non sono mica riuscita a leggerli tutti.
Dei quattro e mezzo che ho letto tre libri avevano dentro la morte. Parlavano di morti, si moriva, c’era la morte lì attorno.
Il primo libro lungo mi ha fatto incazzare. Si muore pure lì e la storia poteva pure essere interessante. Peccato che su tante tante tante pagine non sia riuscita ad entrare in simpatia con i protagonisti e nessuno dei personaggi. Mi eravate alieni tutti e due. Succede, no? Succede spesso là fuori. Ci sono delle persone che sembrano interessanti. Le tue amiche sono loro amiche. Ci parlano, hanno scambi, magari hanno anche storie. E però a me non dicono niente. E io non sono niente per loro. E io lo so che a qualcuno dico, che per qualcuno sono interessante, eccetera. Non ci piacciamo. Magari neanche ci proviamo. Il risultato è che neanche ci interessa, perché non ci piacciamo. Eccetera.
Ecco. Questa è la mia recensione di quel libro. Hanno avuto più di 500 pagine per farmi cambiare idea, diobò. Non sono riuscita a partecipare/conoscervi davvero. Forse non ci piacevamo e basta. Comunque peccato.

Sulla morte: ormai ho capito che sullo scoglio potrei leggere qualsiasi narrazione. Niente mi fa contrasto con lo sguardo lungo e appagato e blu. Quello sguardo mi fa bella, sono pronta a tutto. A quasi tutto: il mezzo libro che non ho finito è un mezzo saggio. Non l’ho finito perché gli occhi mi si incrociavano e non c’era modo di tenere fuori le voci, il rumore delle onde. Non mi concentravo. Appena lo riprendo saprò decidere se erano le onde e le formiche o se quella forma di narrazione (non è esattamente un saggio-saggio) non fa (più?) per me. Ora come ora non so se lo riprendo. Mi infastidisce un po’. Ci devo pensare.

[continua]

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