Ad esempio uno è arrivato alla Bastia, ma più che un pensiero era un sorriso. Mi sono vista da fuori, mentre con una birra in una mano e un biberon vuoto nell’altra abbandonavo il telo sul prato, su cui eravamo svaccati a seguire i concerti, per avventurarmi verso le case alla ricerca di latte. Riccardo si era svegliato dal suo sonnellino e aveva detto la solita parola che dice appena sveglio quando sveglio non è, che deve dormire ancora. Latte.
Ho sorriso (a me stessa. Mi sono sorrisa) e ho fatto le scale del casolare. Sono tornata giù vittoriosa, con un biberon pieno di latte di riso. O d’avena, non ricordo. Andava bene lo stesso.
Ero rilassata. Felice perché ero riuscita a convincere la sister a venire col pupo alla festicciola in campagna. Cioè, in città, ma campagna. C’è il passaggio in macchina e se vorrai tornare prima ne troverai un altro. E se non lo trovi ti pago un taxi. Ci sono tutti gli amichetti. Ci sono anche altri bambini. L’antizanzare lo porto io. Starete bene, vedrai.

Arrivate lì Ivana si è rilassata e ha smollato il bambino ai vari zii e zie. Ero felice perché Riccardo veniva spupazzato dai membri di questa strana sfamiglia di gay, lesbiche, musicanti vari. Ero felice perché finalmente, a due anni, Riccardo ha visto il suo primo concerto. Era tutto concentrato, poi quando gli ho chiesto "Ti piace?" ha risposto che no, non gli piaceva. Ma che c’entra, c’è tempo per imparare ad apprezzare. Forse gli è piaciuto di più 33 ore, giudicando dalla poltrona lì di fianco agli strumenti che si è accaparrato subito, senza chiedere niente a nessuno.

Sono adulta e un po’ allo sbando. Il pezzo d’identità che mi dà più soddisfazioni in questo periodo è "zia". Tutti i sabati mi sveglio alle 7 per fare la babysitter. Avrei pensato (ho pensato) "piuttosto mi taglierei un dito". Ma va fatto. Ci sono cose che semplicemente vanno fatte. Ci sono i bisogni, le difficoltà, c’è l’affetto. Amore che è responsabilità.
Dopo quest’ultimo pezzo poco felice della mia vita mi sono convinta (mi sono lasciata convincere da voci autorevoli) che tra persone adulte non è la corrispondenza il carburante necessario ai rapporti di affetto/amore. E’ la responsabilità, il supporto. Esserci. Esserci nelle difficoltà e non solo nella serenità. E’ una cosa più virtuosa e coraggiosa dello sdilinquirsi insieme sulle stesse canzoni, fare cose belle che rimarranno impressionate nei ricordi o su foto sorridenti, che prima o poi vengono staccate dalle pareti e riposte nei cassetti.

Poi non è vero. L’adolescente in me scalpita ancora e continua a desiderare quel tipo di corrispondenza più di ogni altra cosa nella vita. C’è che poi fai l’abitudine al fatto che tutti in giro ti chiamano "signora". All’inizio ero turbata, ora non mi impressiona più. E basta guardare dele foto di quattro anni fa che Claudia ha sviluppato solo adesso per rendersi conto di quanto cazzo siamo invecchiate in soli quattro anni. Me lo dice lo specchio tutti i giorni. Io allo specchio rispondo che è normale, che non c’è niente di male, che è quello che succede a tutti, che sono troppo intelligente per farmi fregare dalla corsa all’eterna giovinezza che è uno dei sintomi più violenti di una malattia che sta mandano a culo il mondo. Il mio corpo casca, è la normalità dei corpi, gli dico. Però un po’ ne soffro lo stesso.

Quest’anno non ho partecipato neanche a un concerto/evento fico. Ho pensato che forse li ho proprio evitati. Non mi interessa più andare a un concerto solo perché è il gruppo dell’anno. Che poi i gruppi dell’anno non esistono più, troppo lungo un anno. E il mio concerto dell’anno finora è quello dei Built to Spill al Primavera, che tutto sono tranne che fichi. Ok, anche i Beach House, che sono troppo alla moda, ma anche oggettivamente bravissimi.
Non mi entusiasmo sugli entusiasmi altrui. Non sono cinica, o snob. Sono solo grande, per niente pura. Non posso entusiasmarmi su musica piacevole o caruccia, lascio a voialtri il delirio per quella scalcagnata di Best Coast. Che ascolto anch’io, ma mi verrebbe voglia di darle una scoppola.
Non ho neanche voglia di fare la compilation estiva, quella frufrù. Ci finirebbero dentro Dum Dum Girls e Best Coast, Hexicon e Grass Widow, Avi Buffalo e Arcade Fire, Hey Marseilles e Morning Benders, Nana Grizol, Suckers. Più o meno, se la facessi.

Non mi dispiace mica essere grande, sono solo un po’ sbandata. Ho le paure delle persone grandi.
Su tutte svetta quella di rimanere sola. Forse è per questo che faccio la zia.

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