in questi giorni lavoro tanto. quindi la  ia fruizione della musica è molto condizionata dalle situazioni lavorative. oggettive e soggettive.
io la musica l’ascolto in ufficio. non esclusivamente, ma quasi. tendenzialmente sono un animale che ascolta musica mentre lavora.

la situazione soggettiva funziona così: se ho bisogno di concentrami mi incuffio a volume medio-alto.
se ho bisogno di concentrarmi troppo mi incuffio a volume alto. di solito mi incuffio a volume medio-basso. il telefono quando squilla ha pure la lucina rossa, quindi le chiamate non le perdo. e poi io non sono una da telefono e quando mi telefonano il più delle volte dico "scrivimi/mi scriva una mail".

la situazione oggettiva è: hanno bisogno di me troppo spesso. e quindi mi chiamano di continuo e mi convocano in riunioni, ma soprattutto mi chiamano/chiedono cose di continuo. sono i momenti (che diventano giorni) in cui mi dimentico pure che di solito lavoro ascoltando musica.

ecco, questi sono giorni un po’ così.

ascolto musica ogni tanto. scarico dischi nuovi. ma siccome mi devo concentrare e ho conosciuto un disco nuovo che mi piace ascolto soprattutto quel disco.
la musica la conosco in maniera un po’ casuale da tanto tempo. casuale che diventa non casuale per niente  quando qualcuno ti dice "questo è un bel disco". provo solo perché mi fido del qualcuno. non mi fido davvero finché non ascolto.

loro si chiamano suckers. penso che sia un nome del cazzo. mi immagino the suckers, rockenrolle ggiovane, cos’altro. e invece l’articolo non c’è.
cambia tutto.
loro sono suckers, senza articolo.
io non mi stacco più dal disco.
loro si vestono come dei coglioni. ma io ho quasi quarant’anni, loro no.

un po’ di ascolti concentrati in pochi giorni mi dicono che mi piacciono.
e allora cerco in giro, qualcuno ne avrà scritto.

i suckers vengono da brooklyn. ultimamente troppi gruppi cool vengono da brooklyn, vero?
leggo un paio di articoli e immagino sia la brooklyn che "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei".
i suckers hanno remixato i local natives e il primo ep è stato prodotto da un yeasayer.
quando ascolto il disco dei suckers le prime due volte penso a local natives e yeasayer.
ma siccome lo ascolto di più e più e più non so neanche più bene a chi pensare.

di musica non ho mai saputo scrivere, ma vorrei scrivere di musica. ci provo.
non ho visto grande attenzione in italia su questo disco. a me è arrivato. non mi stacco più.

il pezzo trascinante. il singolo. il video, insomma, piazzato strategicamente come secondo pezzo sull’album, è modest mouse che più marchetta non si può.
black sheep è il pezzo con cui si vendono. ma in quel modo si vendono male, secondo me.
black sheep è un bel pezzo. ma sono i modest mouse. e invece i suckers fanno molto altro.

ripeto: io di musica che mi piace non so scrivere. cerco di dire cosa ci ho trovato in questo disco che non smetto di ascoltare.
(perché mi fa lavorare bene. perché mi fa mettere in ordine casa bene. perché mi fa bene, punto)

arcade fire per la coralità. prince (!) per il falsetto su save your love to me (che gioca egregiamente il ruolo dell’intro, anche se dura quasi sei minuti). i modest mouse, ma solo su black sheep. e mi chiedo ancora adesso dopo molti ascolti perché abbiano scelto un pezzo che è quasi plagio da quanto è toposomodesto degli ultimi anni. before your birthday ends è davvero il brano  "ah, siete amici di local natives e yeasayer!". l’ep precedente è stato prodotto da anand wilder di yeasayer io quell’ep non l’ho ascoltato. di certo questo brano mi ricorda yeasayer, quelli più accessibili.

e poi ci stanno i local natives.
che è molto stupido fare un riferimento ad un gruppo uscito l’altroieri su un gruppo uscito ieri.
quindi i suckers me li posso giocare in due mesi (traguardo, per come ascolto la musica adesso io. a voialtri quanto dura un disco?)
 
i suckers mi suonano insieme energici ed energetici. sicuramente suonano come va di moda suonare adesso a brroklyn. ma sono bravi.
non riesco a scriverne anche perché non so scrivere di musica (sì, sono noiosa). poi li trovo troppo articolati.

indubbiamente sono scema io. perché dei newyorkesi che mettono su un disco complesso e articolato e poi beccano da:
– david byrne. ma solo perché l’ha fatto per primo
– vago tribalismo nella sezione ritmica
– mariachi un tanto al chilo
– balcanico mediato da zach condon
– ciao, posso anche salmodiare come un muezzin. sono newyorkese, io!

dovrei solo pensare "dimmi qualcosa che non conosco già"

ma loro la dicono bene. fanno balotta, ma non fanno casino.
i pezzi in fondo hanno una struttura simile. nella mia ignoranza la chiamo crescendo. gli strumenti crescono, la voce (le due voci, mi sa) accompagna.

sono corali, anthemici. e sì che io sono un’amante del minimale, in tante forme.
ho questa mezza idea che dal vivo i suckers mi crollano. intanto lo ascolto e aggiungo wild smile a un ordine di dischi che prima o poi farò. forse.

a mind a knew – uno dei pezzi che mi piace di più (e come sempre non ho ancora indagato di cosa canta)

poi magari mi dura fino a metà agosto al massimo. ben vengano le passioni brevi.
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