Disclaimer: i contenuti di questo blog, talvolta, vanno presi come narrazione. Come fiction. Infiorettamento alla "come mi viene" delle cose. Oh.

Gli Apse bevono un sacco di acqua. Coca-cola, anche, a sorsoni.

In macchina verso l’Hana Bi chiedo a Claudia cosa vuole ascoltare. "Gli Harlem, gli Health. Quelli con la H, insomma".
Siamo in fase di ascolti di gruppi primaverili e in questi ascolti lei è un po’ in ritardo rispetto a me, che aspetto primavera da febbraio.
Metto su gli Harlem. "Non mi piacciono". E io "Ma dai, sono carini". "E basta con ‘sti gruppi carini. Non ti sei scocciata?". Io skippo un po’. "Fanno cagare". "Ma mica dico che sono chissà che. Però li ascolto con leggerezza". "Ma basta".
Skippo, passo agli Health.
Li introduco "Loro sono un po’ pesi, ma molto bravi". Claudia sta zitta, vedo che ogni tanto muove la testa, accompagna le canzoni tamburellando sul volante. Io intanto penso che me li sono persi due volte in due festival e che stavolta sarà quella buona. Alle tre di notte quei suoni lì sono perfetti. Dopo sei-sette brani Claudia dice "Beh, qualcosa è evitabile" e io "Sì, non è tutto bello, ma è bello". All’ottavo brano dice "Me li posso pure perdere" E io "Io no. Li ho persi due volta, è l’orario perfetto". (esplicito il pensiero di prima, insomma) "E chi ti ha chiesto niente?"

Gli Apse sono in sei. Tirano su un muro sonoro travolgente. Usano tantissimi pedali e pedalini sui loro strumenti. Portano i suoni ai minimi termini, poi ampliano, amplificano, esplodono. Il batterista tribalizza.

Tiro via gli Health sull’ultimo pezzo di Get Color. (E ‘sta cazzo di strada verso l’Hana Bi non finisce mai). Provo con Nana Grizol, mettendo le mani avanti. "Non sono niente di nuovo. Ricordano tantissime cose, soprattutto pop della fine degli anni novanta". A Claudia non piace, alla prima ballata dice "Che cojoni". E io "Che mi frega. Rimane il mio disco leggero primaverile. Chevvoi?". Li tiro via. Provo con i Real Estate. Claudia sta zitta, ma probabilmente non sta prestando molta attenzione, visto che forse –se dio vuole– ci stiamo avvicinando a quel luogo che si chiama Marina di Ravenna e che ogni volta sembra più difficile da raggiungere. Ogni volta la strada sembra più lunga. E poi la strada non è neanche mai sempre la stessa.

Gli Apse li ho conosciuti cinque minuti fa, nella ricerca di gruppi che suoneranno al Primavera Sound e che proprio non conosco. Mi hanno colpito subito e così è stato per Claudia, che mi ha proposto di andarli a vedere all’Hana Bi di domenica sera, visto che nei festival non si gode mai davvero di un concerto vero.
Sulla mail su cui prendo appunti avevo scritto
"ammericani. un po’ post-rock, un po’ prog, e sperimentali. anche tribali e ipnotici. più ascolto sul myspace e più mi piace. ora scarico subbito. ascoltato. mi piace sì."

All’Hana Bi fa freddo. Sono tutti seduti a finire di mangiare. Ci sediamo anche noi per un boccone, che non saremo a Bologna prima dell’una. Poi lo so che si dice in giro che i romagnoli sono pazzi, fatto sta che un rompicoglioni viene rompere i coglioni subito, senza un perché. Ha sbagliato tavolo, non sa con chi ha a che fare. E non parlo di me.

Gli Apse mi ricordano diverse cose. Antiche come i PIL (quel nonsoché postpank, la voce fastidiosa, il tribalismo). Più recenti, ma pur sempre cose che ascoltavo 8-10 anni fa, motivo per cui mi vengono in mente pochi nomi. 90 Day Men, a tratti. A Silver Mt. Zion e Goodspeed You! Black Emperor, forse. Dico forse, che chi se li ricorda più. E sì che ci piacevano. Claudia invece dice Radiohead più rozzi, meno sofisticati, a tratti. Federica dice che a un certo punto ci ha sentito Sunday Bloody Sunday. Anch’io ho pensato agli U2, su un pezzo.

Sono grossi, comunque. Possenti, ma non spacconi. Avant rock che ha macinato post-rock. Anche se a pensarci è una contraddizione in termini.

Io gli compro il cd (un digipak stitico, ‘tacci vostri. Ma quanto vi costerà metterci i testi?). Claudia ci va a parlare. Con Federica scambiamo poche parole (tra le quali "i National" e "i Band of Horses", che lo dico affà), che dall’inizio avevo la bocca piena, poi il concerto suonava musica alta. Poi comunque sono timida, io.

Il mio pezzo preferito l’hanno suonato per primo. Non si fa così. Poi il mio pezzo preferito è pure il più facile e ruffiano. Che sono una persona semplice, io.

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