Ho una memoria che funziona bene, soprattutto sui ricordi emotivi. Ho anche una certa età ed ho iniziato molto presto a provare un certo tipo di emozioni.
Io non so come succedano certe cose. Ad esempio: come succede che una bambina si appassioni alla musica e a tutta l’estetica che la caratterizza? Come succede che -ancora bambina, in fondo- si ritrovi ad amare musica strana? Ho circa trent’anni di ricordi al riguardo, anche se -a differenza di mia sorella, che pare ricordare cose della sua primissima infanzia- io non riesco ad andare indietro fino a tanto. I ricordi che sono anche esperienza, poi, arrivano più tardi. Del mio essere bambina ho solo delle immagini. Fotogrammi più che aneddoti. E allora mi faccio aiutare da allmusic per collocare in un periodo preciso certe immagini.

Eravamo bambine sveglie, io e la sister. A leggere i libri ci sono arrivata tardi (mai letto davvero da bambina, mi sono lanciata a 12 anni con libri per adulti. Ma questa è un’altra storia), però mi piaceva leggere i giornalini con i fumetti. Mio zio Luciano ogni settimana mi comprava delle riviste. Quelle cose tipo Il Monello. Leggevo anche L’Intrepido. Non ricordo mica che fumetti pubblicavano, ricordo bene il taglio differente:  il primo era più pop, l’altro più sportivo. Poi siccome facevo con passione gli album Panini dei calciatori mi piacevano tutt’e due. A un certo punto ho perso l’interesse per il calcio (intorno ai dieci anni, forse) e ho chiesto allo zio di sostituire L’Intrepido con Ragazza in. Poi Ragazza in con Rockstar (a 12 anni). Poi mi sono smarcata dallo zio e ho iniziato a comprare Rockerilla (13 anni). Ma queste sono altre storie.
E insomma. Doveva essere il 1979 (mi dice allmusic), perché io ricordo gli articoli (e le foto, soprattutto) dei Knack, di Joan Jett, di Suzi Quatro. Tutti cantanti (si chiamavano tutti cantanti, all’epoca) nerovestiti, le femmine poi con quei giacchetti di pelle.. E io adoravo. E sognavo. E invidiavo.
Poi ricordo la tv in bianco e nero a casa dei miei nonni e i Buggles. Credo (credo) fosse un’apparizione a Discoring (non perdevo una puntata di Discoring). E gli occhi sbarrati davanti alla tipa femminona biondo tinta in occhiali scuri. La biondona ovviamente stava lì solo a fare scena e a dire "Aua Aua", ma che ci volete fare, la passione per la musica è andata di pari passo con la mia omoseshualità. Grazie al cielo ho cambiato gusti subito.
Dei Buggles avevo (ho) il 45 giri, perché la bambina Olivia aveva il suo negozio di dischi di fiducia. Scherzo, ma solo un po’. C’è che la sorella di mia zia aveva un negozio di dischi, che io frequentavo spesso, perché mi piaceva. Avete presente le passioni che vengono per certi negozi/articoli? Non so, la cancelleria, il fai da te. Ecco, io ce l’avevo per i dischi. E quindi Raffaella mi regalava un sacco di 45 giri. Ce li ho ancora tutti. In generale si trattava di dischi dance/disco music. Il primo disco ellepì che ho compato autonomamente da Raffaella è stato Cafe Bleu degli Style Council. Poi ricordo di averci comprato gli Everything But the Girl. Poi basta, che avevo sviluppato certi gusti che il negozietto non poteva soddisfare. Ma di nuovo qui parliamo già dell’84 o giù di lì. E’ un’altra storia, una vita dopo.
Raffaella mi regalava anche un sacco di spillette. Ho ancora davanti agli occhi una mia foto piuttosto imbarazzante, con un gilettino di jeans ricoperto di spillette e un sigaro di mio padre in mano, in posa butch, a nove o dieci anni. (E no, non ve la mostrerò mai).
Una volta ero al campo sportivo della cittadina in cui sono cresciuta. Credo fosse il concerto di Franco Battiato (1981 e la sua svolta commerciale, La voce del Padrone, insomma) e un gruppetto di truzzi ha iniziato a prendermi un po’ in giro. Simpaticamente, eh. Ovviamente non posso sapere quanti anni avessero, ma erano grandi. Io ne avevo nove. Ricordo solo che uno mi fa "Ma almeno sai cosa significa AC/DC?". E io, saccente, "Certo, ‘Alternate current, direct current’. E’ un gruppo rock". ("current" era proprio "cUrrent", con la u. Non conoscevo l’inglese, ma conoscevo gli eisìdisì).
Poi andavo a vedere tutti i concerti dell’estate brindisina. Roba italiana e brutta, eh. Ma che c’entra. Per dire: io nel 1980 ero davvero innamorata di Viola Valentino. Mi turbava. La sognavo. Poi per sentirmi a posto in qualche modo ero innamorata pure di Riccardo Fogli. Mi dicevo che amavo quella bella coppia. Sì sì, proprio.

Poi ricordo una mia festa di compleanno in quinta elementare. Anche qui aiutano delle foto imbarazzanti. Ricordo che dopo avermi consegnato il regalo una mia compagnetta di classe mi disse "Ti volevamo prendere Rock’n’roll Robot, ma poi abbiamo pensato che ce l’avevi già". E io, saccente: "Ho Rudy e Rita, l’ellepì".
Poi basta, che sto scrivendo troppo. Chiudo solo con il ricordo della fase di passaggio, la prima media (che in seconda ero già dark, quindi è di nuovo un’altra storia).
In classe c’erano due ragazzini che per me erano troppo avanti. Uno era un ripetente. Truzzo, che lo dico a fare. Con lui e un’amichetta (che chissà se se l’è detto che è lesbica, a un certo punto nella vita) frequentavo il barazzo lì vicino alla scuola. I videogiochi, eccetera. Arturo, tra l’altro, diceva (in brindisino) qualcosa tipo "Io non sono ricchione. Però a Boy George gliela metterei nel culo". E nella mia fase intermedia c’è una passione sconfinata per Boy George e per quella ambiguità di certi maschietti. Mi tirava scema.
Poi c’era Luciano, ‘sto bambinetto biondo con gli occhi azzurri di cui ero semi-innamorata. Poi quando ha fatto lo sviluppo è diventato bruttino, ma Luciano mi ha fatto conoscere della roba elettronica dance che all’epoca era davvero bella. Tipo questa (embedde disabled, sorry), che resiste ai decenni, perdio.

* Volevo chiamarlo "la mia vita a pezzettini". Ma faccio che questo diventa un tag. Che forse mi diverte raccontare la mia vita a pezzettini.

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