il cellulare si è rotto. è la prima volta che mi ritrovo (impreparata) a pensare "cazzo, devo comprare un cellulare". gli altri li ho fatti durare. li ho cambiati perché la batteria ormai durava poco. l’ultimo (che era smart, poraccio) perché la batteria durava poco sì, ma non mi avvisava più su messaggi arrivati o chiamate perse. e a che serve un cellulare che hai in tasca o nella borsa (nei momenti in cui al cellulare non ci vuoi pensare) e non ti aiuta a capire in un attimo se hai perso una chiamata o ti è arrivato un messaggio?

secondo me conta molto il fatto che quest’ultimo cellulare l’ho amato poco dall’inizio. è il secondo che prendo con i punti del gestore. prendo quel che è rimasto disponibile con i molti punti che avevo e che non ho più, da quando non lo uso più. a un certo punto ho cambiato la tariffa da "estero-che-costa-un-botto-ma-un-po’-meno" a "ricaricami, dai. oh tu che mi chiami dall’itaglia!"
il precedente era un tipo smart. ciccione, come gli smart di qualche anno fa. quest’ultimo invece telefonava, messaggiava. poi faceva foto di merda. l’internet non l’ho mai provato. ma che mi frega. tutto il resto lo faceva (meglio, tanto, di più) l’ipodtouch su cui ho pianto, quando mi è stato regalato. e questo fa di me una piccola piccolissima persona. un po’ povera (parlo di soldi), ma con desideri tecnologici indotti. come tutti quegli altri là fuori che non hanno studiato e scandagliato come me. ho fatto le scuole alte, ma sono una sfigata con finanziamenti in corso, insomma. (è ironico, le frasi quassù andrebbero recitate. non mi menate)
detto questo, l’ipodtouch lo uso sempre. non lo mollo mai. penso solo che vorrei più reti aperte tut’attorno. ma lo uso eccome. si chiama olipodolo, comunque.

ad ogni modo non ho mai maltrattato gli oggetti. li ringrazio. a volte gli do dei nomi. non sempre, ma il mio scooter preso ad ottobre (con finanziamento di due anni) si chiama nino. nino un nome se lo merita, forse perché un nome se l’è sudato. nino mi porta dappertutto. neve, temporali e sbronze da "non guido, torno in taxi" a parte. lo faceva anche lo scooter precedente. ma quell’altro l’ho pagato in poche rate con busta paga da co.co.co di lusso. nino devo amarlo. perché mi porta in giro e perché mi costa più di quell’altro. in termini di busta paga dimezzata.

io penso che il cellulare si è rotto perché non ha retto due botte in due giorni. venerdì ho mandato un messaggio che tuonava. ne soffro ancora adesso. ma tuonava. sono ancora arrabbiata. non è giusto, non sono giusta, ma tuonava. tuono ancora adesso. sbaglio. tuono. sbaglio. eccetera.
sabato sera all’inizio della festicciola ho perso claudia. dopo mille ore (una? mezza? una e mezza?) è tornata per chiedermi il cellulare. era morta la batteria del suo, ho imparato dopo. il mio piccolo samsung senza nome ha affrontato un’altra cosa pesante. povero ciccio.

è morto. i tasti hanno smesso di funzionare. quelli touch per primi. il tastierino numerico funziona ancora, lo slide per rispondere a una chiamata pure. il resto (accesso alla rubrica. comporre un messaggio, reimpostare la sveglia) per niente. lo spengo e lo riaccendo. prende il pin numerico, non riesce a prendere il tasto che gli dice "ok".

andato il samsung magrolino ricarico il nokia ciccione.
c’è da dire che prima di ricaricare il nokiotto sto lì due giorni senza il cellulare. per carità, lui è sempre lì vicino, eh. lo slide funziona ancora: spengo la sveglia (slide), rispondo a una chiamata della roxy (slide). e basta. questa è l’attività di due giorni del mio cellulare.
mica sono tagliata fuori. ho usato tantissimo skype, ho usato facebook, la mail. il cellulare quasi per niente, mi dice questa piccola esperienza.

col nokione ci riconosciamo subito. sul mio primo messaggio sbaglio due mezze volte i tasti di spazio e opzioni punteggiatura, ma che vuoi che sia. quella marca lì è leader (lo è ancora?) mica per niente. lo fa bene. "intuitivo" è la risposta. qualcuno lo spieghi alla gente per cui lavoro: "interfaccia" e "intuitivo" non sono parolacce.

poi faccio quella che guarda i messaggi. marzo 2009. vado indietro di poco. ma che stai a fare, cretina?
poi guardo le foto. poche. qualcuna, andando indietro. e mi dico "ma perché queste bellissime foto di ciri e cleo non le ho mai spostate/salvate/postate??". gatti is the answer. sorrisiscemi, sempre.

il vecchio nokia ciccione ha tante cose belle lì dentro. prima di lui c’era un panasonic che ne ha altrettante (sms come se piovesse. foto no). e però tutte quelle cose le ho lasciate lì. e sul cellulare la scheda di memoria non la tratto mai come memoria.
però le foto di ciri e cleo me le ero dimenticate. i millemila messaggi e foto lasciate lì sono lì. lasciamole lì. i cellulari sono una roba usa e getta, vero?

parla una che fino a qualche anno fa si copiava su carta gli sms. poi si copiava le chat su un doc. poi basta. e però poi è arrivato gmail, che è stronzo. che se sei una che ricorda google ti aiuta. bastardo.

regalatemi un nokietto da venti euro, via. (l’iphone è un tabù. non sono abbastanza ricca per l’iphone. dovrei dar via i gatti per sei mesi per un iphone. senza pensare all’abbonamento col gestore). ma tra un gatto nero addosso tutte le notti e un iphone preferisco ciri (il gatto nero). poi se me lo regalate non ci sputo mica. ma è una questione di priorità: i gatti prima dell’iphone. l’imac (prossimo finanziamento) prima dello psicoterapeuta. piccoli passi.

* Il titolo l’ho pensato sullo scooter verso casa. volevo raccontare (quasi) tutt’altro.

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