Ieri sera sul balcone di casa mia, tra una chiacchiera, una paglia e un bicchiere di qualcosa qualcuno ha concepito un servizio geniale: mammaadomicilio.com, (variante: momsharing.com). Sostanzialmente si tratta di questo: nessun adulto sano di mente potrebbe tollerare l’idea di vivere con la propria mamma. E però ‘ste sante mamme hanno delle qualità speciali, di quelle che appartengono ontologicamente all’essere mamma. Il tema, ieri sera, era l’abilità culinaria. Abbiamo festeggiato a casa mia i 40 anni di mia sorella. Mia madre (la Roxy) si è occupata del catering, arrivando ad inventarsi pure la variante vegana del dolce. Quando la Roxy è qui io non muovo un dito. Lava, rassetta, fa la spesa. Ci siamo detti che potremmo far partire questo scambio virtuoso di mamme: la mia sta a casa tua per cinque giorni, poi la tua a casa sua per altri cinque, la sua a casa mia e via dicendo. Le mamme farebbero quello che sanno fare bene, ma lo farebbero con figli che non sono i loro: l’inevitabile rischio sclero e litigi dopo un giorno di convivenza verrebbe davvero ridotto a zero. Noialtri figli adulti, poi, continueremmo a fare quello che facciamo. Andiamo a lavorare, ma poi possiamo dedicarci alle passioni, le cose che ci tengono vivi, senza perdere tempo prezioso in attività casalinghe purtroppo necessarie (se non vuoi vivere nella merda e ordinare pizza d’asporto o cinese tutte le sere).
Ieri sera questa casa ha accolto un’altra festicciola. E’ una casa abituata alle feste, da almeno venti anni, ma ultimamente avevo smesso. E’ che ci stiamo facendo grandi, io e la casa, ma mica non siamo più capaci, siamo solo più orse, più pigre, più chiuse. Rimaniamo da sole io e lei e diciamo che ci bastiamo. Io divento grande, la casa invecchia. Ma è un diventare grande e una vecchiaia pieno di saggezza e di esperienza.
La differenza tra una festa dei quarant’anni e una dei trenta si nota subito. Sarebbe sufficiente guardare nel frigo, zona alcool e relative gradazioni alcoliche. Ieri sera si beveva spritz, vino bianco, prosecco, birra. Anni fa la gente arrivava con bottiglioni di superalcolici. Qualcuno ieri sera ha pure portato una boccia di vodka. Hanno provato a fare un Daiquiri alla fragola con vodka, zucchero e fragole vere. Hanno detto bleah e la bottiglia è rimasta lì in frigo, quasi piena. C’è poi il volume della musica, la scelta stessa della musica. Una volta portavo le casse in sala, sceglievo la musica, o chiedevo a Claudia di fare la dj. Ora le casse le lascio in camera e l’ipod va in shuffle. Nessuno balla (no, non è più il tempo delle feste danzanti), i vicini non vengono a suonare minacciosi alla porta, a mezzanotte sono andati via tutti. Nessuno ha vomitato, c’è solo un po’ di brilleria generalizzata. Beh, oggi ci piace così.
La casa oggi è una vecchia signora un po’ acciaccata, ma è sempre spaziosa, accogliente. Lei è una signora degli anni venti del secolo scorso. E lo so che non ha ancora senso specificare il secolo, visto che i prossimi anni venti devono ancora arrivare. Ma gli anni venti saranno sempre quelli del novecento, voglio sperare. Per fortuna sarò bella che morta nei prossimi anni sessanta e non c’è pericolo di fare confusione.
E’ una casa saggia, la mia, ne ha viste tante. Il nostro rapporto non è sempre idilliaco. D’inverno, ad esempio, (ci frequentiamo tantissimo, d’inverno) ci capita di litigare. La caldaia è una puttana. Continua a sgocciolare dai tubi, non mi permette di fare docce calde. Novantasei metri quadri, poi, sono difficili da scaldare se le finestre hanno gli spifferi e la porta d’ingresso cade giù con una spallata. L’hanno buttata giù proprio così, qualche anno fa. Un’altra volta sono entrati direttamente dal balcone. L’ampio balcone su giardino condominiale con posto auto e scooter. Rompi un vetro e sei dentro, voilà. D’inverno trucco le autoletture del gas, che tra uno spiffero e l’altro arriverebbero sassate da 500 euro. Pago lo stesso, eh. Ma spalmo le centinaia di euri su più mesi.
Novantasei metri quadri sono stati perfetti per tanti anni di convivenze importanti e lunghissime che ho avuto qui dentro. Questa casa trasuda storia, facce, corpi. Qui dentro sono nate non so neanche quante idee, campagne, concerti, festival, spettacoli, politica. Da qui sono passate tantissime persone, porto di mare della vita glbtq bolognese e nazionale.
Novantasei metri quadri oggi sono tantissimi per una che vive da sola con due gatti. Cleopatra la bella -la gatta vecchiazza rantolona- ha una stanza tutta per sé. E neanche scrive, che spreco. L’altra stanza rimane chiusa. Ogni tanto ci metto lo stendino, per evitare che Cleo tiri giù tutto e ci faccia il pane e ciucci le magliette e riempia tutto di peli e diobono, tocca rifare la lavatrice.
Io prima o poi la lascerò questa casa. E’ vecchia, è troppo grande. Ma io la amo, perché è una vera casa. Mi sono iscritta a una cooperativa di edilizia bolognese. Prima o poi una casa riesci ad averla. In affitto più che calmierato, per il resto dei tuoi giorni amen. Solo che la coop in questione ultimamente mette a bando appartamenti per single con una metratura imbarazzante. In quaranta metri quadri non ci stanno neanche i dischi e i libri, figurarsi i gatti. E me tutta, che sono tanta. Io questa casa me la tengo finché non mi chiedono di andarmene. Anche se tutto quello che questa casa ha visto, ospitato, fatto nascere è solo un ricordo lontano. La memoria per me è fondamentale, mi piace avere ancora attorno queste pareti.
E ho voglia di fare un’altra festicciola, magari quella di benvenuto all’estate, tra un po’.

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