L’altra notte sono andata a ballare. Bugia, ho già mentito con la prima frase. Non che sia una menzogna grave, ma è più corretto scrivere "sono andata a un party". Un lesbian party, nello specifico. Non lo facevo da eoni. Non è che proprio non ci piaccia andare ai party. Ma di certo ho bisogno che si verifichino una serie di condizioni perché il mio prezioso culo si muova verso un party.
In generale "andare a ballare" non fa davvero per me. Le condizioni che mi tengono lontana dai dancefloor sono tante. Uno: bisogna uscire da casa troppo tardi e se sono a casa non ce la faccio proprio ad aspettare l’una per uscire. Mica perché mi addormento. A casa sono capace di fare tardissimo, da sola. Ma aspettare l’una per uscire e buttarsi in un carnaio proprio no. Due: non ho nessuna passione per tutto quello che gira attorno alla club culture. A volte ballo, sì, anche con gusto, ma non ho idea di chi siano i dj X o Y, di come si chiami la musica che suonano. Lo spiego meglio: posso anche apprezzare certa musica mentre la ballo, ma da qui ad ascoltarla c’è di mezzo tutta la passione che ho per la musica che ascolto. Quest’ultima l’ascolto, la consumo e mi consuma. Quell’altra la ballo. Tre: non me ne va.
E però l’altra notte sono andata a un party, non era certo la musica/la voglia di ballare che mi ha smosso.
Non era un brutto party, anzi. Speravo non andasse deserto e così è stato. A me hanno buttato addosso un bicchiere di assenzio, a Claudia una birra. Quindi sì: la gente c’era e ti spintonava pure. Speravo che la gente (quando scrivo gente in questo post intendo donne) non fosse mostruosa (uso mostruosa secondo i miei canoni. Ci sono certe feste lesbiche da cui mi sono sempre tenuta lontanissima, ché sono tutti mostri, per me). E la gente non era mostruosa: un misto-mistone di età/stili/generazioni. Certo, non sono più capace di distinguere le generazioni. Una ventenne è di una generazione diversa rispetto a una venticinquenne? Immagino di sì, ma ormai sono troppo distante per capirlo. Un bel misto, comunque. Piacevole. Piacevole anche rivedere donne della mia generazione, con le quali ho poco in comune, forse, ma che "lavoro, sono stanca, spesso rimango a casa, sono venuta qui stasera perché pensavo fosse carino e mi fa piacere rivedere tante che lavorano, sono stanche, rimangono a casa, ma sono qui stasera perché" ecc. ecc. ecc.
Non era un brutto party, ma sono venuta via alle tre. Diverse donne ballavano infoiate robe troppo pese per il tipo di serata (e per come la/mi sentivo io). Bloody beetroots o giù di lì. Sono venuta via perché ero sostanzialmente annoiata. Quanto bello è un party se rimani quasi tutta la sera a guardare le altre che ballano, ridono, si divertono, si inciuciano e tu non riesci neanche a muovere un piedino? Prendo la birra, guardo, esco a fumare, chiacchiero fuori. Rientro, prendo una birra, esco a fumare, chiacchiero (o anche no), rientro.
Mi sento un po’ idiota. Mi guardo da fuori e mi vedo sfigata. Sottile sottilissima diventa la linea che separa la donna adulta (pure interessante, per qualcuno, se riesce a parlare. E con la musica alta non si parla) che va leggera ad un party variamente popolato dalla babbiona che a quel party rimane appoggiata alla colonna a guardare le altre che ballano, si divertono, si inciuciano. Ma forse dipende solo dal fatto che non ballo con disinvoltura. Riuscissi a fare una-cosa-una con disinvoltura sarei un’altra persona. La prossima vita, forse.

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