Ieri sera ho quasi fatto a botte. Non è vero. Io non so neanche a cosa assomigli "fare a botte". Ma ho un segno sul braccio, un segno rosso che non so se avrà mai la dignità/identità di livido.
Parto dal ridicolo/simpatico, visto che con la mia stazza non potrò mai parlare di botte, rissa, pugni.
Mi hanno detto "Ti ho vista partire veloce come un furetto". "Sembravi una scimmietta arrampicatrice". "Prendiamo te come servizio d’ordine di Let’s queer".
Io so solo che sono partita come un razzo, appena ho visto ‘sto coglione (fighetto, magro, ma alto due metri) che tirava una sberla a Claudia. 
Mi sono fiondata, l’ho spinto, gli ho dato una sberla (una sberletta? un pugnetto? che ne so. ma ero arrabbiata) urlandogli "testa di cazzo!! che cazzo fai??".
Non succedeva da anni. Nella mia vita ricordo pochissimi episodi del genere. In tutti i casi parto perché devo. In tutti i casi l’ho fatto perché viene attaccata una donna, un’amica, una donna che amo. Mica lo decido. Guardo, parto. Poi ho il cuore a mille per un’ora. Ma lì per lì posso solo fare quello.
Io non sono una persona violenta. Non sono una persona rabbiosa. Penso che a volte un po’ di violenza mi aggiusterebbe un po’ di cose.
Ieri sera ero un po’ ubriaca, ma ero soprattutto rabbiosa. Ore dopo ero decisamente ubriaca, ma, ragionevole come sempre, ho lasciato lì lo scooter e preso un taxi. La ragionevolezza l’ho di nuovo abbandonata a casa. Ero ancora rabbiosa.
C’è che vorrei riuscire ad essere insieme rabbiosa e ragionevole. Ubriaca non so. L’ubriachezza mi stravolge tutto. La ragionevole va a farsi fottere, ma succede perché sono rabbiosa.
In quel momento avrei voluto tirare dei pugni. Poi avevamo ragione noi: c’è un concerto più o meno acustico, son venuti su apposta da Salerno, l’Arterìa è grande. Spostati di là, coglione, se non vuoi ascoltare il concerto che noi vogliamo ascoltare. Noi facciamo una richiesta ragionevole, tu-coglione ti alteri. Ma non è neanche quello il punto.
Io sono una persona ragionevole. Non mi incazzo mai, perché penso che ogni cosa possa essere discussa, sempre. E per "discussa" intendo analisi, confronto, approfondimento.
Ho fallito. Non si può discutere sempre. Una testata sui denti ogni tanto ci sta.
Poi sono bassa, sono piccola, sono femmina. Quel coglione lì neanche si è accorto della mia sberletta/pugnetto. Mi ha preso per un braccio e ho ancora il segno. Figurati se mi avesse restituito la sberla/il pugno.
Forse bisogna solo fare a botte, quando tutto il resto non funziona. Io non funziono più, la gente lì fuori è brutta. E’ brutta anche la gente che credevi bella.
Con l’orribile sensazione di aver buttato nel cesso gli ultimi quattro anni della mia vita penso: facciamo a botte, dai. Ne prenderò tantissime, ma almeno tiro qualche pugnetto.

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