Guarire dalla sindrome dell’arrivare prima significa anche godersi con calma una scoperta tardiva. Il disco è sempre lì, nessuno te lo ruba.

Iniziare con la parola "guarire" un post su un disco che tratta di malattia e di morte è solo un caso. Un po’ tristo, ma solo un caso.

Ho conosciuto il disco degli Antlers all’inizio di dicembre dello scorso anno. Il motivo per cui un disco del genere (leggi: mio) mi era sfuggito è il solito noto: sovraccarico di informazioni, il neurone barcolla e associa il nome ai Crystal Antlers. Sveglio, eh?

Conoscerlo in ritardo e conoscerlo in dicembre, in quel particolare momento della mia vita recente (l’altro ieri, ma un anno fa), è stata una coincidenza interessante.

Quasi tutti gli anni a dicembre, se non altro perché è inverno ed è il mese in cui patisco il consueto magone natalizio, assemblo una compilation invernale. Inutile dire che dentro non ci finisce neanche un pezzo yè yè. Impiego sempre almeno un mese a metter su quella compilation. Voglio che sia perfetta, che registri il mio stato d’animo (nel tempo, appunto. Non l’emozione di un attimo) e me lo restituisca, fino a quando non mi viene la nausea e sono pronta ad abbandonare compilation e stato d’animo.
Nel 2009, però, la compilation invernale è stata assemblata prima, a partire dai primi di novembre. Si chiama/va "annus horribilis" ed era/è una lettera mai spedita. Di quelle che scrivi e rileggi fino allo sfinimento, fino a quando le abbandoni lì in drafts, senza cliccare mai su send.

E poi arriva Hospice. Casualmente, appunto, fuori tempo massimo. Azz, la compilation. Ci avrei passato tanti altri giorni, perché avrei dovuto scegliere tra altri quattro o cinque pezzi, trovare quello che si incastrava perfetto. (Perfezionista del cazzo sempre, sì).
Ma non potevo più farlo, l’annus horribilis mi aveva già fatto a pezzi. Non potevo riaprire, riascoltare, modificare.
Allora mi sono data ad Hospice, ma l’umore stavolta era piuttosto diverso. Sai, quando tocchi il fondo e bla bla bla.

La verità è che l’ascolto di Hospice, in qualche modo, è stato un toccasana. Di fronte alla malattia, ai letti d’ospedale, a quel tipo di impotenza quanto piccoli diventano il mio immenso dolore, la mia incommensurabile perdita, la mia assoluta e totale impotenza?
Non è tutto qui, certo. Perché poi non riesco ad evitare di intromettermi nel suo dolore. Scandaglio i testi. Leggo e rileggo, perché cerco una trama univoca in quello che è stato definito un concept album. Ma una trama unica non c’è, per quanto il cancro e gli ospedali tornino in più testi. L’impotenza, sempre.
C’è l’incomunicabilità, la rabbia. Sostanzialmente c’è qualsiasi assillo sentimental-emotivo che io –ascoltatrice– voglia trovarci.

The Antlers è il moniker/la creatura di Peter Silberman. Hospice è nato in solitaria nel suo appartamento di Brooklyn, ma poco dopo The Antlers è diventata una vera band e ora sono in tre a portare quel disco in giro. Silberman è piuttosto riluttante a parlare del significato del disco. Ci trovate tante cose voi ascoltatori ed è giusto che sia così, dice. Da qualche parte ho letto che per quanto specifiche siano certe tematiche (il cancro alle ossa, gli ospedali) il tema del disco in generale non è la morte, il cancro che corrode le ossa, ma tutto ciò che consuma e sbriciola una relazione.

Sarà per questo che negli ascolti nel tempo io mi sono spostata. Da una posizione di riserbo, pudore e rispetto ad una di condivisione. Ora lo ascolto con meno timore. Meno riverenza, anche.  Più intimità. E vado in loop sul loop finale di Wake, che è poi il titolo di questo post.

Io mi chiedo se e come scrivere un disco del genere e portarlo in giro nei live possa avere una funzione catartica, liberatoria. Far elaborare e chiudere il lutto, qualunque sia la natura della perdita. Lo fanno tanti artisti, evidentemente per alcuni funziona.
Vorrei essere un’artista, io.

Vedrò gli Antlers dal vivo al Primavera Sound. Avrei davvero preferito un piccolo club. Spero nell’Auditorio, o nel rispetto del pubblico. Spero anche che la distanza emotiva attuale dalla situazione che ha fatto nascere un disco così intenso non abbia trasformato gli Antlers in una rock band qualunque.

MP3s:
Kettering
Two
Wake

Video: Bear [via]

http://assets.delvenetworks.com/player/loader.swf

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